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Oasi della misericordia

Frammenti di luce

<< E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: «Eccoci tuoi schiavi!». Ma Giuseppe disse loro: «Non temete. Tengo io forse il posto di Dio? Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini». Così li consolò parlando al loro cuore.>> (cfr Gen 49,29-33; 50,15-26a).

Già in questo testo dell’Antico Testamento (che tratta della storia di Giuseppe venduto dai suoi fratelli per gelosia), abbiamo una esplicita chiave di lettura per cogliere lo specifico della misericordia di Dio: trarre il bene da ogni forma di male. Alessandro Manzoni, nel suo romanzo “I Promessi Sposi”, mette sulla bocca di fra’ Cristoforo, una frase memorabile, che riecheggia il cuore del testo biblico odierno: «Chi guida la storia verso un fine buono è Dio che non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande». Su questa certezza si fonda la speranza, anche dinanzi alle situazioni più drammatiche e dolorose: Se ci fidiamo di Lui, Dio porta a compimento il suo disegno sulla nostra vita, per vie per noi misteriose …<<Anche quando non comprendiamo gli eventi della vita, confidiamo in te, Signore!>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Sta’ lontano dal male e fa’ il bene e avrai sempre una casa. Perché il Signore ama il diritto e non abbandona i suoi fedeli. La salvezza dei giusti viene dal Signore: nel tempo dell’angoscia è loro fortezza. Il Signore li aiuta e li libera, li libera dai malvagi e li salva, perché in lui si sono rifugiati.>> (cfr Salmo 36/37).

Forse, pensando a situazioni personali/familiari e/o di altri, ci sorge il dubbio dinanzi a questa Parola di Dio: È proprio vero che facendo il bene e rifugiandoci nel Signore avremo sempre una “casa” (→ segno di sicurezza, stabilità, armonia …), non saremo dominati dall’angoscia e saremo liberi da ogni malvagità? Se ci lasciamo prendere dallo sconforto dinanzi a situazioni dolorose e ci chiudiamo in noi stessi, ruminando delusione e rabbia verso Dio e il prossimo, allora soccomberemo e non avremo mai una “casa” . Se, invece, guardiamo all’esperienza di Gesù, degli apostoli, di tutti i santi dichiarati tali e di quelli della “porta accanto”, allora impariamo a leggere in modo diverso la nostra esistenza e ciò che in essa accade. Molto spesso guardiamo, giudichiamo, viviamo la nostra vita con occhi troppo umani, cioè secondo criteri di efficienza, quindi di benessere psicofisico, mentale e materiale. La relazione familiare con Gesù, ci educa ad avere un altro sguardo sulla realtà dentro e fuori di noi, altri criteri che siano più “secondo lo Spirito” … Per quanto poco seguiamo Gesù, penso che, qualche volta e in qualche modo, abbiamo sperimento che facendo il bene e rifugiandoci in Gesù siamo davvero a “casa” e risposiamo in Lui. E allora cosa fare? Occorre fidarci di Colui che continua a dare la vita per noi, per ognuno … e PERSEVERARE nonostante ogni vento contrario … È un’esperienza sempre nuova… <<Confido in te, Signore, e mi impegno sulla via del bene >> Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

San Benedetto.

<< Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. >> ( cfr Proverbi 2,1-9).

L’autore sacro ci offre ottimi consigli per avere la “sapienza” grazie alla quale impariamo il “timore” di Dio. La “sapienza” è frutto di un’intelligenza fecondata dalla Parola di Dio accolta e vissuta, quindi frutto dello Spirito Santo. Il “timore” di Dio, non è paura di Dio, ma è il frutto genuino della conoscenza/grandezza/bellezza/santità di Dio. Consapevole di questo Mistero, “temo” di offenderlo, emerge allora il “timore” non per la punizione, ma quello di non essere degno di stare alla Sua presenza, proprio per la Sua santità. Parliamo allora di “timore” filiale e reverenziale che mi orienta a Dio nella consapevolezza e accettazione del mio limite/peccato e, nello stesso tempo, gioioso nella confidenza di essere da Lui amato sempre e qualunque sia la mia condizione … Il “timore” di Dio è un dono dello Spirito Santo che va invocato anche per tenere sotto controllo il nostro orgoglio, che in forme ed intensità diverse, ci accompagna fino alla tomba … << L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi: nulla manca a coloro che lo temono. >> (Dal Salmo 33/34). Auguri e la nostra preghiera a chi porta il nome di San Benedetto, Padre del monachesimo occidentale e Patrone d’Europa. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.>> ( cfr Salmo 32/33).

Questa Parola di Dio ci è di grande consolazione. Il genere umano e l’intero pianeta Terra è in grande rischio: Armamenti sempre più sofisticati e pericolosissimi; inquinamento della terra, del cielo del mare; rifiuto del Mistero e del cristianesimo; crisi di valori … Pessimismo? Dobbiamo avere il coraggio di guardare la realtà nella sua complessità e nelle sue serie complicazioni e cercare di fare ciascuno la nostra parte. Impegno, questo, proporzionato alle proprie responsabilità negli ambiti in cui si vive e si opera. Purtroppo, mentre gli esseri umani abusano della e delle scoperte fino al rischio di autodistruzione, il progetto del Signore, invece, è la salvezza dell’umanità e dell’intero creato. Allora, ecco il compito che ci attende: Per il vero bene di tutto il Creato, alleiamoci con Dio e con chi, al di là del suo credo religioso, rispetta e ama questa Terra ed è affascinato dalla bellezza di questo pianeta e dell’intero universo … <<Cantiamo al Signore un canto nuovo custodendo la bellezza di quanto ci ha donato creandoci a Sua immagine e affidandoci la Sua creazione … >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».>> (cfr Mt 9,32-38).

La Chiesa, con tutte le sue risorse di persone e di mezzi, esiste per la “missione”, come popolo unito nel nome della Trinità e come singole membra del corpo ecclesiale, animato dalla divina carità, che è lo Spirito Santo. Anche per Noi-Chiesa la missione nasce e si sviluppa da uno sguardo di “compassione” sulle persone con i loro bisogni e le loro urgenze… La missione esige sequela di Gesù ed esodo da se stessi. Fino a quando si è concentrati sulle proprie necessità e non ci si guarda intorno … non potrà esserci desiderio e volontà di “andare” per incontrare e condividere con gli altri ciò che abbiamo ricevuto, anzitutto il dono della fede in Gesù; e, per quanto possibile, liberamente condividere anche beni materiali … << Signore Gesù, donami il tuo sguardo di compassione, per essere tuo cooperatore nell’opera della salvezza integrale>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.>> (cfr Mt 9,18-26).

Commuove il modo di agire di questa donna sofferente da molti anni. Commuove la sua fede/fiducia in Gesù. Non ha la pretesa di avere chissà quale colloquio con Gesù o gesto appariscente. Spera di toccare anche solo “il lembo del suo mantello”! Questa donna, nel suo bisogno così vitale, mi fa pensare a tante persone, soprattutto donne e mamme, che vivono situazioni di bisogno, dai volti più diversi (mancanza di salute fisica e/o psichica, mentale, problemi economici, spesso per mancanza o precarietà di lavoro, conflittualità in famiglia e nella parentela …) … Persone che pregano, perché credono e si fidano di Gesù e sperano che la loro preghiera, come un grido sommesso, possa toccare il cuore di Cristo Gesù ed essere esaudite. Sì, la preghiera raggiunge il cuore del nostro Dio! La preghiera, che è relazione con Dio, esige però perseveranza, come fu perseverante la donna dell’episodio evangelico. Sì, mi commuove sempre, la perseveranza, spesso sofferta, di persone che sperano di toccare “almeno il lembo del mantello” di colui che salva: Gesù! La fede di queste persone mi evangelizza. <<Gesù, mio Dio, in te confido! >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». >> (cfr Lc 10,1-12.17-20).

I discepoli ritornano entusiasti per aver vissuto un’esperienza molto positiva di missione. Gesù sa che abbiamo la tendenza a legarci ai successi, anche a quelli sul demonio, fieri di una condotta di vita buona e ineccepibile. Egli, invece, ci indica la cosa più essenziale: rallegrarci non per i successi legati alla “missione”, o ad altre conquiste, ma gioire “perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”: perché noi, ciascuno, siamo nel “cielo”, nella comunione con Dio e, quindi, tra di noi, insieme, nella gioia della sequela del Maestro… << Sii tu, Signore, la nostra vera gioia, impegnati nella missione che ci hai affidato…>>. Serena domenica! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù disse loro: «… Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».>> (cfr Mt 9,14-17).

Gesù è il “vino nuovo” e il “vestito nuovo”. Gesù a alle nozze di Cana, trasforma l’acqua in vino eccellente, ma non annacqua il vino! Nella sequela di Gesù, dunque, né vino annacquato, né toppe nel vestito. Il cristiano non può agire compromettendo il vero bene verso di sé e verso gli altri. Lo sappiamo! Ma siamo sempre insidiati dalla tentazione di scendere a compromessi… Coltivare un rapporto di verità e benevolenza verso se stessi aiuta a perseverare in un cammino di conversione continua per condurre una vita “secondo lo spirito” che ci libera – se collaboriamo con la “grazia” – da ciò che compromette la nostra relazione con Cristo Gesù e, quindi con gli altri … <<Vieni, Santo Spirito, rivestici della tua forza e trasforma l’acqua torbida dei compromessi nel vino sempre nuovo della relazione col Figlio Gesù… >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».>> (Mt 9,9-13).

“IMPARARE” la MISERICORDIA” ! Non si tratta di apprendere una nuova teoria religiosa o un codice etico o particolari riti per espiare i peccati e attirare la benevolenza di Dio per ottenere qualche favore, un miracolo … Chi ci insegna la misericordia? Solo il Maestro può insegnarcela. Solo Cristo Gesù, misericordia del Padre per noi, c’insegna ad accogliere la misericordia e a donarla … Alla Sua sequela impariamo ad essere, in qualche modo, misericordiosi come il Padre, ricco di misericordia. Lo sappiamo, è molto più facile praticare riti, recitare preghiere, fare qualche gesto di “carità” e di elemosina, fare bei discorsi e scrivere sulla misericordia, che viverla… E si vive cominciando a distinguere il peccatore dal peccato, quindi accoglienza del peccatore e rifiuto del peccato… È quello che ha fatto Gesù e fa con noi… Io dubito che nelle nostre realtà ecclesiali – ai diversi livelli – abbiamo davvero capito e pratichiamo la misericordia… Non ho la pretesa di spiegarla io, né ho la presunzione di dire che la vivo sempre. Posso solo dire che quando la vivo, sperimento una grande libertà, che è segno della presenza dello Spirito… Lasciamoci “graffiare” dalla Parola di Gesù: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. <<Vieni, Spirito di Dio, ricco di misericordia, rendimi docile nell’<apprendere> e vivere la misericordia evangelica >> . Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo “Il Signore vede”; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».>> ( cfr Gen 22,1-19).

Nella relazione tra Dio ed Abramo (così come in ogni relazione anche e soprattutto tra esseri umani… → sposi, famiglie, aggregazioni, comunità …) arriva il momento della grande prova, la prova della fede/fiducia: Dio chiede ad Abramo di non anteporre/frapporre nulla tra loro due, per questo gli chiede di sacrificargli proprio il bene più prezioso: Isacco, il figlio della promessa! Umanamente che assurdità, forse anche crudeltà, secondo una lettura umana e sbrigativa del racconto! È evidente che l’episodio biblico ci fa tremare… Ma, stiamo tranquilli, “il Signore vede”! Dio sa quello che fa: sa a chi chiedere, cosa, quando e come… Siccome vuole il nostro vero bene, che si radica e si sviluppa nella relazione con Lui, Dio purifica questa relazione attraverso delle prove che sono finalizzate a realizzare una unione sempre più profonda con Lui. Pertanto, chiediamo la luce e la forza dello Spirito Santo per saperci fidare di Dio lasciandoci “purificare”… camminando alla sua presenza e invocandolo: <<Vieni, Santo Spirito, purifica mente, cuore, azioni …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi