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Oasi della misericordia

Frammenti di luce

<< In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.>> (cfr Lc 10,1-12).

La Chiesa ha ricevuto da Gesù un preciso mandato, una “missione” specifica. Essa «è per sua natura missionaria» (Decreto del Concilio Vat. II, Ad Gentes 2 ). «Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Evangelii  Nuntiandi 14). Il Vangelo di oggi ci offre l’opportunità di vivere bene questo mese di ottobre dichiarato da Papa Francesco come “Mese missionario straordinario”<< al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale>> (Lettera di Papa Francesco al Card. F. Filoni, 22 ottobre 2017). “ Celebrare questo mese afferma Papa Francesco – ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. (Messaggio per la Giornata missionaria mondiale 2019) ”. <<Signore Gesù, manda operai nella tua messe, forti solo della certezza della tua Presenza, sospinti dal soffio dello Spirito per le vie del mondo a noi vicino e a quello lontano …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<<Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari. Il mio angelo camminerà alla tua testa». >> (Es 23,20-23a). Forse crediamo poco o nulla all’esistenza degli angeli. Alcuni anni fa, conversando con un sacerdote, questi ironizzava sull’esistenza degli angeli … L’esistenza degli angeli è una verità di fede! In merito, più che fare delle mie riflessioni, vorrei riportare alcune espressioni del “Catechismo della Chiesa Cattolica” (cfr 328-336). 328

<<L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione.>> (328). << Cristo è il centro del mondo angelico>> (331). << Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio>> (332). << Dall’incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli.>> (333). << Tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli.>> (334). << Dall’infanzia fino all’ora della morte umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione.
Afferma S. Basilio di Cesarea: “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita”. Fin da quaggiù la vita cristiana partecipa, nelle fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti a Dio.>> (336). Per questo la Tradizione della Chiesa ci tramanda un preghiera semplice che faremmo bene pregare anche noi adulti: <<Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla Pietà celeste. Amen.>>. Auguri e la nostra corale preghiera per chi porta il nome di Angelo/a. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<<Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. >> (Lc 9,51-56).

Gesù, ieri come sempre, si propone non s’impone né con la sua Persona né col suo Vangelo. Di conseguenza, il Vangelo si diffonde non per imposizione o propaganda o con la potenza dei mezzi, né con la forza del potere temporale ed ecclesiastico che sia. Il Vangelo si diffonde in modo autentico ed efficace per “attrazione”, perché gli esempi, le testimonianze attraggono lasciano nella libertà le persone ma le interpellano a decidersi accogliere la Persona di Gesù e suo Vangelo o rifiutarlo… << Signore Gesù, chissà quante volte anch’io non ti ho accolto, forse anche rifiutato, e non ho irradiato la tua Presenza… Qui ed ora, ti prego di mettermi di nuovo in cammino verso il santo Monte della vera vita…>>. Oggi celebriamo la memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù Bambino, auguri e la nostra preghiera per chi porta il nome di questa Santa che ci ha insegnato “la piccola via” (semplicità e concretezza evangeliche nell’ordinario della nostra esistenza) per seguire il Signore. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<<In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». >> (cfr Lc 9,46-50).

Ecco la rivoluzione pacifica dell’Evangelo di Gesù: Grande è chi si fa piccolo, il più piccolo, come bambini che, al tempo di Gesù, non contavano nulla e dipendevano totalmente dai genitori. Ieri come oggi e sempre, dinanzi alla cultura del potere e dell’apparire e dinanzi a coloro che fanno di tutto per ottenere potere ed apparire, Gesù testimonia, prospetta e propone un’altra cultura: quella del servizio, quella “dipendenza” da Dio, perché <<il servizio autentico (e, quindi, anche la vera solidarietà) nasce da una solitudine interiore con Dio, più che da una attitudine personale e naturale>> (S. Gregorio Magno) . Lo sappiamo, come sappiamo tante altre cose ..; però la questione vera è: vivere ciò che sappiamo! Per questo siamo chiamati dallo Spirito ad una conversione continua e costante perché nessuno è immune dalla “decadenza” dell’<umano>… <<Santo Spirito, rendici docili ad apprendere e praticare l’umiltà del cuore …>>. Oggi, memoria liturgica di San Girolamo, auguri e una preghiera corale a chi porta il nome di questo innamorato della Parola di Dio. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».>> (cfr Lc 16,19-31).

Con questa parabola – conosciuta come parabola del ricco epulone o ricco cattivo – Gesù ci offre molti insegnamenti. Provo ad evidenziarne alcuni. Anzitutto è bene ricordarci che Gesù non condanna la ricchezza in sé, ma l’uso egoistico e smodato che di essa viene fatto. La cattiva gestione della ricchezza ha delle conseguenze sia su questa terra che nell’<aldilà>. Quaggiù provoca sempre di più ingiustizie: I poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, come affermava il grande Papa San Paolo VI. Su questa drammatica – a volte anche tragica – realtà non abbiamo bisogno di grandi riflessioni perché è sotto gli occhi di tutti anche se non si vuole, o si fa finta, di non vedere. E l’indifferenza di chi ha e usa male i suoi averi affama ulteriormente chi è nel bisogno, chi si nutre solo di “briciole” e a volte neanche di esse … Conseguenze nell’<aldilà>. Intanto Gesù, con la sua autorità, ci dice che esiste un altro <mondo> nel quale si vivrà in una condizione di felicità o di “tormenti”. E ciascuno, di fatto, si sceglie e si prepara quella destinazione: il paradiso o l’inferno! Ascoltare Mosè, i Profeti, ascoltare Lui: Gesù indica come fare per individuare e mettere in atto le scelte giuste nella propria esistenza; scelte che sono vie che conducono al paradiso, cioè alla piena e definitiva comunione con Dio, sommo Bene, felicità inimmaginabile! Per credere e vivere una vita degna dei figli di Dio, non occorrono i miracoli, non occorre che qualcuno risorga dai morti, ma umilmente prendiamo le Sacre Scritture che contengono la Parola di Dio: lasciamoci ammaestrare, illuminare, condurre dalla Sapienza scritta e dalla Sapienza incarnata che è Cristo, Signore nostro! La Parola di Dio è la vera ricchezza che genera giustizia, solidarietà, compassione, misericordia, comunione; essa nutre, sazia, disseta chiunque attinge al suo deposito e alla sua sorgente… Che sia la Parola la fedele compagna nelle nostre giornate, non raramente faticose … << Signore Gesù, fa’ che la tua Parola sia per me più che oro e argento…>>. Serena Domenica! P. Antonio Santoro omi.

<< In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.>> (Lc 9,43b-45).

Ieri come oggi, tutti siamo colpiti da ciò che ci appare fuori dal comune, come sensazionale. La gente, infatti, vedendo quello che Gesù operava rimaneva ammirata e sbalordita … Ma Gesù mette subito in chiaro le “cose”, almeno con i suoi discepoli. A loro dice: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». I discepoli, visto quello che Gesù operava, avevano un’ immagine troppo umana e grandiosa del “maestro”, per questo non capivano quello che Gesù diceva loro circa la sua vera identità. E noi, dopo duemila anni di cristianesimo cosa comprendiamo dell’identità di Gesù, nonostante l’immensa fecondità sgorgata dal grembo della Sposa di Cristo: la Chiesa? Anche per noi, risulta misterioso il linguaggio della “croce”, del “dolore” qualunque volto esso abbia… Anche noi, forse, a volte, temiamo di interrogare Gesù su questo argomento. Cosa fare allora? Fidarci di Lui, della sua Parola e rimanere fedeli alla sua sequela, alla scuola della sua Parola come membri della sua Chiesa … Lungo il nostro cammino, Egli ci svelerà sempre più la Sua identità …È stato così per i santi dichiarati ufficialmente tali, lo sarà, lo può essere anche per ciascuno di noi. <<Donami/ci, Signore Gesù, la Sapienza della Croce… >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».>> (Lc 9,18-22).

«Ma voi, chi dite che io sia?». Molte volte nella nostra vita – posso affermarlo anche per la mia personale esperienza – Gesù, in modi, situazioni, tempi diversi ci raggiunge con questa precisa e personale domanda: “Chi sono io per te?… Per voi? …” Lui sa che le “distrazioni” del vivere quotidiano, le preoccupazioni e il “velo” del “dubbio” oscurano con tinte sempre più cupe la consapevolezza della Sua presenza, anzi la fede in Lui e nel Suo Mistero di salvezza che ci coinvolge totalmente. Oggi, anzi, qui ed ora, mentre leggiamo questi Frammenti, lasciamo che la Parola di Gesù tocchi non solo le nostre orecchie, ma agganci il cuore di ciascuno, personalmente: “Chi sono io per te?” Non scappiamo da questa domanda che manifesta la “mano tesa” di Gesù verso di noi, manifesta il suo desiderio di una relazione personale con ognuno di noi. Possiamo tendere la nostra mano e stringere la Sua, oppure evitarla con tante scuse … Dobbiamo però dircelo: Fino a quando non rispondiamo alla Sua domanda, accogliendolo, vagheremo su questa terra portando il peso della nostra esistenza senza averne scoperto il senso e la destinazione ultima. Come l’apostolo Pietro, e per sua intercessione, anche noi possiamo dire, con parole diverse, “Signore Gesù, Tu sei il <Cristo> di Dio, Tu sei il <Messia>, l’<Unto> di Dio, Colui che mi unge, mi guarisce, mi salva; Tu sei per me …>>. Oggi, memoria liturgica di San Vincenzo de’ Paoli, auguri e la nostra corale preghiera a chi porta il nome di questo santo che ha speso la sua vita a servizio dei poveri. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< «Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”». Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggèo questa parola del Signore: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore». >> (cfr Aggeo 1,1-8).

Dopo l’esilio in Babilonia (538 prima di Cristo), il popolo d’Israele ritorna nella sua terra e comincia la ricostruzione del tempio, ma si sospendono i lavori per molteplici problemi. Il popolo, di fatto, riacquistata la libertà, comincia a distogliere l’attenzione dal suo Dio, Creatore e Liberatore. Capita spesso, e non solo al resto d’Israele, che quando siamo nel bisogno ci rivolgiamo a Dio, ma quando stiamo bene, o comunque non abbiamo particolari problemi, siamo attratti da tanto altro e Dio passa in secondo piano o perfino dimenticato … Il nostro Dio, che sa di che “pasta” siamo e con infinita divina pazienza si rende presente nella vita del “popolo” – di ogni popolo! -, come pure di ogni persona, per “ricordarci” che dobbiamo “costruire” o “ricostruire” la Sua “casa”. Questa è il segno tangibile della Sua Presenza e dell’identità e dell’unità di tutto il popolo, così di ogni creatura … La Sua “casa” è segno/luogo/spazio sacro della “relazione” con Lui … Rileggiamo e meditiamo il testo biblico di oggi, perché, in quest’<oggi> il nostro Dio parla a ciascuno di noi e a noi come Suo “popolo” (famiglie, comunità ecclesiali, religiose, presbiterali …). Forse, a volte, anche noi avvertiamo la presenza di Dio come un ostacolo alla nostra “tranquillità” … Questo Dio che ci richiama a mettere “ordine” nella nostra vita ci disturba … Siamo veri con noi stessi e lasciamoci “disturbare” dallo Spirito con una salutare “inquietudine” che, se accolta, ci attrae nel raggio della presenza di Dio e qualifica la nostra relazione con Dio e, di conseguenza, tutte le altre relazioni. Pertanto, possiamo pregare: <<Santo Spirito, donami quella sapienza che mi consente di riflettere bene sul mio/nostro comportamento, decidermi di costruire e ricostruire la Tua “casa” e continuamente abbellirla …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi: «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme». >> (Esdra 9,5-9).

Il popolo (un resto!) ritorna dall’esilio in Babilonia (attuale Irak) grazie all’editto del re persiano Ciro che consentiva agli Israeliti di ritornare in patria. Siamo nell’anno 538 prima di Cristo. Arrivati in patria c’è tutto da ricostruire .. La preghiera del sacerdote Esdra ci insegna che il peccato personale, sociale e collettivo ha delle conseguenze. Queste “conseguenze” , ieri come oggi, spesso vengono considerate come una “punizione di Dio”; ma non è preciso dire questo, perché Dio non punisce, ma educa il suo popolo come ciascuno di noi. La preghiera di Esdra ci insegna a rientrare in noi stessi, come singoli e come comunità familiari ed ecclesiali, riconoscere i nostri errori e peccati, chiederne perdono e ricominciare con una rinnovata consapevolezza della fedeltà di Dio e del suo amore misericordioso che mai ci abbandona e ci offre sempre una nuova possibilità fino a quando siamo in cammino su questa terra … << Signore, anche noi siamo “schiavi” delle nostre abitudini, dei nostri vissuti, dei nostri attaccamenti, delle nostre invidie e gelosie, dei nostri peccati… Ti preghiamo: Per la tua Misericordia, liberaci …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».>> (Lc 8,19-21).

Quanto mi colpisce e quanto mi piace questa essenzialità di Gesù! La “Parola” ascoltata e vissuta genera vita, da estranei ci fa familiari di Cristo Gesù, da timorosi a suoi testimoni nel mondo di oggi e d’ogni tempo… Impariamo da Maria l’autentica maternità e la genuina sequela del Figlio suo, senza mai pretendere nulla, anzi, immergendosi nell’Infinito della volontà di Dio … Egli vuole sempre e dovunque il nostro vero bene! <<Maria, donna dell’<ascolto> , fa’ che guardando te impariamo l’arte del silenzio operoso, della sequela umile, grata, generosa …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi