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Oasi della misericordia

Archivi del mese: Settembre 2019

<<In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». >> (cfr Lc 9,46-50).

Ecco la rivoluzione pacifica dell’Evangelo di Gesù: Grande è chi si fa piccolo, il più piccolo, come bambini che, al tempo di Gesù, non contavano nulla e dipendevano totalmente dai genitori. Ieri come oggi e sempre, dinanzi alla cultura del potere e dell’apparire e dinanzi a coloro che fanno di tutto per ottenere potere ed apparire, Gesù testimonia, prospetta e propone un’altra cultura: quella del servizio, quella “dipendenza” da Dio, perché <<il servizio autentico (e, quindi, anche la vera solidarietà) nasce da una solitudine interiore con Dio, più che da una attitudine personale e naturale>> (S. Gregorio Magno) . Lo sappiamo, come sappiamo tante altre cose ..; però la questione vera è: vivere ciò che sappiamo! Per questo siamo chiamati dallo Spirito ad una conversione continua e costante perché nessuno è immune dalla “decadenza” dell’<umano>… <<Santo Spirito, rendici docili ad apprendere e praticare l’umiltà del cuore …>>. Oggi, memoria liturgica di San Girolamo, auguri e una preghiera corale a chi porta il nome di questo innamorato della Parola di Dio. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».>> (cfr Lc 16,19-31).

Con questa parabola – conosciuta come parabola del ricco epulone o ricco cattivo – Gesù ci offre molti insegnamenti. Provo ad evidenziarne alcuni. Anzitutto è bene ricordarci che Gesù non condanna la ricchezza in sé, ma l’uso egoistico e smodato che di essa viene fatto. La cattiva gestione della ricchezza ha delle conseguenze sia su questa terra che nell’<aldilà>. Quaggiù provoca sempre di più ingiustizie: I poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, come affermava il grande Papa San Paolo VI. Su questa drammatica – a volte anche tragica – realtà non abbiamo bisogno di grandi riflessioni perché è sotto gli occhi di tutti anche se non si vuole, o si fa finta, di non vedere. E l’indifferenza di chi ha e usa male i suoi averi affama ulteriormente chi è nel bisogno, chi si nutre solo di “briciole” e a volte neanche di esse … Conseguenze nell’<aldilà>. Intanto Gesù, con la sua autorità, ci dice che esiste un altro <mondo> nel quale si vivrà in una condizione di felicità o di “tormenti”. E ciascuno, di fatto, si sceglie e si prepara quella destinazione: il paradiso o l’inferno! Ascoltare Mosè, i Profeti, ascoltare Lui: Gesù indica come fare per individuare e mettere in atto le scelte giuste nella propria esistenza; scelte che sono vie che conducono al paradiso, cioè alla piena e definitiva comunione con Dio, sommo Bene, felicità inimmaginabile! Per credere e vivere una vita degna dei figli di Dio, non occorrono i miracoli, non occorre che qualcuno risorga dai morti, ma umilmente prendiamo le Sacre Scritture che contengono la Parola di Dio: lasciamoci ammaestrare, illuminare, condurre dalla Sapienza scritta e dalla Sapienza incarnata che è Cristo, Signore nostro! La Parola di Dio è la vera ricchezza che genera giustizia, solidarietà, compassione, misericordia, comunione; essa nutre, sazia, disseta chiunque attinge al suo deposito e alla sua sorgente… Che sia la Parola la fedele compagna nelle nostre giornate, non raramente faticose … << Signore Gesù, fa’ che la tua Parola sia per me più che oro e argento…>>. Serena Domenica! P. Antonio Santoro omi.

<< In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.>> (Lc 9,43b-45).

Ieri come oggi, tutti siamo colpiti da ciò che ci appare fuori dal comune, come sensazionale. La gente, infatti, vedendo quello che Gesù operava rimaneva ammirata e sbalordita … Ma Gesù mette subito in chiaro le “cose”, almeno con i suoi discepoli. A loro dice: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». I discepoli, visto quello che Gesù operava, avevano un’ immagine troppo umana e grandiosa del “maestro”, per questo non capivano quello che Gesù diceva loro circa la sua vera identità. E noi, dopo duemila anni di cristianesimo cosa comprendiamo dell’identità di Gesù, nonostante l’immensa fecondità sgorgata dal grembo della Sposa di Cristo: la Chiesa? Anche per noi, risulta misterioso il linguaggio della “croce”, del “dolore” qualunque volto esso abbia… Anche noi, forse, a volte, temiamo di interrogare Gesù su questo argomento. Cosa fare allora? Fidarci di Lui, della sua Parola e rimanere fedeli alla sua sequela, alla scuola della sua Parola come membri della sua Chiesa … Lungo il nostro cammino, Egli ci svelerà sempre più la Sua identità …È stato così per i santi dichiarati ufficialmente tali, lo sarà, lo può essere anche per ciascuno di noi. <<Donami/ci, Signore Gesù, la Sapienza della Croce… >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».>> (Lc 9,18-22).

«Ma voi, chi dite che io sia?». Molte volte nella nostra vita – posso affermarlo anche per la mia personale esperienza – Gesù, in modi, situazioni, tempi diversi ci raggiunge con questa precisa e personale domanda: “Chi sono io per te?… Per voi? …” Lui sa che le “distrazioni” del vivere quotidiano, le preoccupazioni e il “velo” del “dubbio” oscurano con tinte sempre più cupe la consapevolezza della Sua presenza, anzi la fede in Lui e nel Suo Mistero di salvezza che ci coinvolge totalmente. Oggi, anzi, qui ed ora, mentre leggiamo questi Frammenti, lasciamo che la Parola di Gesù tocchi non solo le nostre orecchie, ma agganci il cuore di ciascuno, personalmente: “Chi sono io per te?” Non scappiamo da questa domanda che manifesta la “mano tesa” di Gesù verso di noi, manifesta il suo desiderio di una relazione personale con ognuno di noi. Possiamo tendere la nostra mano e stringere la Sua, oppure evitarla con tante scuse … Dobbiamo però dircelo: Fino a quando non rispondiamo alla Sua domanda, accogliendolo, vagheremo su questa terra portando il peso della nostra esistenza senza averne scoperto il senso e la destinazione ultima. Come l’apostolo Pietro, e per sua intercessione, anche noi possiamo dire, con parole diverse, “Signore Gesù, Tu sei il <Cristo> di Dio, Tu sei il <Messia>, l’<Unto> di Dio, Colui che mi unge, mi guarisce, mi salva; Tu sei per me …>>. Oggi, memoria liturgica di San Vincenzo de’ Paoli, auguri e la nostra corale preghiera a chi porta il nome di questo santo che ha speso la sua vita a servizio dei poveri. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi.

<< «Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”». Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggèo questa parola del Signore: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore». >> (cfr Aggeo 1,1-8).

Dopo l’esilio in Babilonia (538 prima di Cristo), il popolo d’Israele ritorna nella sua terra e comincia la ricostruzione del tempio, ma si sospendono i lavori per molteplici problemi. Il popolo, di fatto, riacquistata la libertà, comincia a distogliere l’attenzione dal suo Dio, Creatore e Liberatore. Capita spesso, e non solo al resto d’Israele, che quando siamo nel bisogno ci rivolgiamo a Dio, ma quando stiamo bene, o comunque non abbiamo particolari problemi, siamo attratti da tanto altro e Dio passa in secondo piano o perfino dimenticato … Il nostro Dio, che sa di che “pasta” siamo e con infinita divina pazienza si rende presente nella vita del “popolo” – di ogni popolo! -, come pure di ogni persona, per “ricordarci” che dobbiamo “costruire” o “ricostruire” la Sua “casa”. Questa è il segno tangibile della Sua Presenza e dell’identità e dell’unità di tutto il popolo, così di ogni creatura … La Sua “casa” è segno/luogo/spazio sacro della “relazione” con Lui … Rileggiamo e meditiamo il testo biblico di oggi, perché, in quest’<oggi> il nostro Dio parla a ciascuno di noi e a noi come Suo “popolo” (famiglie, comunità ecclesiali, religiose, presbiterali …). Forse, a volte, anche noi avvertiamo la presenza di Dio come un ostacolo alla nostra “tranquillità” … Questo Dio che ci richiama a mettere “ordine” nella nostra vita ci disturba … Siamo veri con noi stessi e lasciamoci “disturbare” dallo Spirito con una salutare “inquietudine” che, se accolta, ci attrae nel raggio della presenza di Dio e qualifica la nostra relazione con Dio e, di conseguenza, tutte le altre relazioni. Pertanto, possiamo pregare: <<Santo Spirito, donami quella sapienza che mi consente di riflettere bene sul mio/nostro comportamento, decidermi di costruire e ricostruire la Tua “casa” e continuamente abbellirla …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi: «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme». >> (Esdra 9,5-9).

Il popolo (un resto!) ritorna dall’esilio in Babilonia (attuale Irak) grazie all’editto del re persiano Ciro che consentiva agli Israeliti di ritornare in patria. Siamo nell’anno 538 prima di Cristo. Arrivati in patria c’è tutto da ricostruire .. La preghiera del sacerdote Esdra ci insegna che il peccato personale, sociale e collettivo ha delle conseguenze. Queste “conseguenze” , ieri come oggi, spesso vengono considerate come una “punizione di Dio”; ma non è preciso dire questo, perché Dio non punisce, ma educa il suo popolo come ciascuno di noi. La preghiera di Esdra ci insegna a rientrare in noi stessi, come singoli e come comunità familiari ed ecclesiali, riconoscere i nostri errori e peccati, chiederne perdono e ricominciare con una rinnovata consapevolezza della fedeltà di Dio e del suo amore misericordioso che mai ci abbandona e ci offre sempre una nuova possibilità fino a quando siamo in cammino su questa terra … << Signore, anche noi siamo “schiavi” delle nostre abitudini, dei nostri vissuti, dei nostri attaccamenti, delle nostre invidie e gelosie, dei nostri peccati… Ti preghiamo: Per la tua Misericordia, liberaci …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».>> (Lc 8,19-21).

Quanto mi colpisce e quanto mi piace questa essenzialità di Gesù! La “Parola” ascoltata e vissuta genera vita, da estranei ci fa familiari di Cristo Gesù, da timorosi a suoi testimoni nel mondo di oggi e d’ogni tempo… Impariamo da Maria l’autentica maternità e la genuina sequela del Figlio suo, senza mai pretendere nulla, anzi, immergendosi nell’Infinito della volontà di Dio … Egli vuole sempre e dovunque il nostro vero bene! <<Maria, donna dell’<ascolto> , fa’ che guardando te impariamo l’arte del silenzio operoso, della sequela umile, grata, generosa …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».>> (Lc 8,16-18).

Annunciare l’Evangelo con la testimonianza della vita e la parola è la “missione” costitutiva della Chiesa e di ogni suo singolo battezzato, di ogni famiglia cristiana e di ogni realtà associativa cristiana. Portare l’Evangelo è come accendere una luce, perché l’Evangelo è la persona di Gesù, e Lui è la luce vera … E, come dice un salmo, <<alla tua luce vediamo la luce>> e così possiamo essere luce per altri… Oggi, la nostra umanità, pur abbagliata da tante luci artificiali, brancola nel buio esistenziale… Essa ha smarrito il senso/perché della sua esistenza … L’umanità pur avendo fame d’Infinito, di vera luce, cerca di soddisfare la sua “fame di senso” riempiendosi di cose/beni materiali, ma, invano, essa rimane nel tunnel! Se sappiamo ascoltare la Storia dell’umanità e, soprattutto, la Storia dopo l’evento Cristo, impariamo – e forse, mai a sufficienza! – che dove si coltiva il bene disinteressato e, in particolare, dove si accoglie e si vive l’Evangelo, si accendono luci che illuminano, riscaldano, sfamano la nostra esistenza… Ciascuno è chiamato non ad essere una centrale elettrica, ma una piccola luce sì, fosse anche un lumino… Ma nel buio della notte anche un lumino è prezioso … è segno di una presenza, di vita, e per noi cristiani, è segno della vita che vince la morte, è segno del Crocifisso Risorto … Questa semplice e grande verità ci conferma la testimonianza di San Pio da Pietrelcina, di cui, oggi, ricorre la memoria liturgica. Anche per la sua intercessione, preghiamo: <<Fa’ o Signore, che alla tua luce vediamo e siamo luce …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». >> (cfr Lc 16,1-13).

Questi versetti concludono la parabola dell’<amministratore disonesto> che Gesù loda per la sua scaltrezza. È proprio vero quanto Gesù afferma: << I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. >>.. Infatti, tante volte rifletto su come si diffonde il male e come le organizzazioni criminali si alleano, si aggiornano, intuiscono e attuano, con grande abilità ed immediatezza, le strategie e le azioni da mettere in atto per raggiungere i loro disonesti e criminali obiettivi … “Osservo”, invece, come spesso, purtroppo, all’interno dei nostri ambienti ecclesiali (ma anche familiari!!) si perde tanto tempo per discutere … discutere … discutere … facendo analisi, parlando e spendendo tempo e altre risorse preziose, mentre il “mondo” va per un’altra via …; mentre “i figli delle tenebre” agiscono … Loro credono in ciò che fanno… Noi, che per pura e sola grazia siamo “figli della luce”, procediamo molto lentamente rispetto ai figli delle tenebre che vanno a forte andatura … “Non potete servire Dio e la ricchezza “, qualunque tipo di “ricchezza”! È questo il messaggio della Parola di Dio di oggi. Allora chiediamoci: Su chi e/o su che cosa investo le mie energie e risorse? Dio voglia che davvero scegliamo la ricchezza che non perisce e ci conduce sulla via della vera vita, quella eterna che possiamo gustare fin da quaggiù… << Signore, oggi e sempre, desidero e voglio che tu sia l’unico mio Bene!>>. Serena Domenica! P. Antonio Santoro omi

San Matteo. << In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». >> (Mt 9,9-13).

Gesù chiama a seguirlo non chi ha “meriti” particolari, né chiama persone perfette, ma donne peccatrici e uomini peccatori. Condizione fondamentale è questa: lasciarsi amare da Lui; lasciarsi trasformare dall’azione dello Spirito del Crocifisso Risorto. La Storia della Chiesa ha una schiera innumerevole di queste “chiamate”: persone da peccatrici a sante… Noi, ciascuno, siamo chiamati a seguire questa via di santificazione: da peccatori a santi. Siamo chiamati, come Gesù, a farci carico non solo del nostro peccato ma anche di quello degli altri. Come? Con l’offerta di noi stessi, essendo “misericordiosi” : “Misericordia io voglio e non sacrifici”. La “misericordia” non viene spontanea; né segue il criterio individualistico del “fai da te” seguendo il proprio sentire emotivo ed affettivo o una propria religiosità. La misericordia evangelica si apprende e si pratica alla sequela di Gesù nella comunione ecclesiale. Non dimentichiamolo: Soltanto la “misericordia”, cuore del Vangelo, può salvare noi stessi e gli altri, cominciando dai più vicini, quelli che incontriamo quotidianamente … <<Signore Gesù, per la tua misericordia salvaci e rendici misericordiosi verso noi stessi e verso gli altri… >>. Auguri e la nostra preghiera a chi porta il nome dell’evangelista Matteo. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi