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Oasi della misericordia

Archivi del mese: Agosto 2019

Frammenti di Luce. 31 agosto 2019. <<Fratelli, riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato. >> (1Ts 4,9-11).

Sì, anche noi “impariamo da Dio ad amarci gli uni gli altri” … Non è qualcosa di automatico o di teorico; occorre sempre scegliere d’<imparare> ad amare amando nei fatti e non solo a parole … Perché imparare da Dio? Perché nella relazione personale con Lui apprendiamo che è Lui che per primo ama ciascuno; e, alla scuola esperienziale di questo amore, impariamo ad amare noi stessi e gli altri e il cosmo intero… Possiamo relazionarci come fratelli e sorelle in umanità, perché consapevoli e convinti di essere figli e figlie dello stesso Padre che sempre e comunque ci ama per primo. E se Lui ci ama perché non dovremmo amarci tra di noi? Cosa lo impedisce, cosa mi impedisce di amare me stesso/a e gli altri? Sappiamo che tanti possono essere i motivi (ognuno conosce i suoi…), come vissuti individuali e familiari e/o altre situazioni complicate… Non dobbiamo cedere allo scoraggiamento, così faremmo il gioco del diavolo! Per imparare ad amare, dobbiamo seguire e perseverare sulla via del Vangelo, alla sua scuola, allenandoci a donare noi stessi nei gesti e comportamenti ordinari delle nostre giornate, come risposta d’amore all’Amore di Dio (più che alla corrispondenza riconoscente degli altri), sostenuti da un accompagnamento spirituale ed umano e, Dio voglia, anche da una autentica comunità familiare e/o ecclesiale. <<Santo Spirito, accendi in noi il desiderio di amare piuttosto che essere amati…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Fratelli … voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.>> (cfr 1Ts 4,1-8).

“Santo”, già nel suo significato etimologico, dice “separato” da… Di conseguenza, “santificazione” indica quel processo di progressiva separazione da tutto ciò che ostacola l’unione con Dio e, quindi, promuove, sostiene, accompagna un’autentica unione-armonia con se stessi e comunione vera con gli altri. L’<impurità> riguarda sia l’esercizio disordinato della sessualità che ogni altra forma di impurità morale: gestualità, linguaggio, pettegolezzi, calunnie… “Corpo” indica tutto l’essere della persona! Pertanto, “trattare il corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione”, costituisce un forte appello al rispetto di tutta la persona, senza strumentalizzarla in alcun modo e in nessuno dei suoi aspetti. È evidente che per trattarci così nelle nostre relazioni interpersonali, abbiamo tutti bisogno di una conversione continua, possibile grazie all’aiuto dello Spirito Santo e alla nostra corrispondenza alla sua azione santificante. Consapevoli che il nostro essere “persona-corpo” è un dono ed anche una responsabilità per santificarci, preghiamo: <<Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore: «Tu, stringi la veste ai fianchi, alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti».>> (cfr Ger 1,17-19).

Il popolo ed i suoi capi – pur con tutte le eccezioni… – è un popolo ingrato, ostinato nel ribellarsi, corto di memoria del bene ricevuto, pronto sempre a seguire tradizioni pagane, alleandosi con i potenti di turno… Ma Dio non si stanca mai di amarlo così come è, inviando i suoi profeti che pagano un prezzo molto alto per la loro fedeltà alla Parola di Dio che devono trasmettere senza giri di parole, ma con coerenza fede, di pensiero e di vita… l’Amore misericordioso di Dio si rivela così come “pazienza misericordiosa”! Ed è questa “pazienza” di Dio ci stupisce sempre! E Dio sempre presente in mezzo al suo popolo e nella vita delle singole persone, famiglie e comunità, non è forse paziente anche con ciascuno di noi? Non approfittiamo della pazienza di Dio! <<Santo Spirito, rendimi/ci docili nell’accogliere e vivere la Parola di Dio che è Parola di vita trasmessa a noi dalla tua Chiesa, lungo i sentieri del tempo e d’ogni luogo…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

S. Agostino.

<<Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti. >> (cfr 1Ts 2,9-13 ).

La Bibbia, scritta in epoche, culture, lingue diverse dalle nostre, certamente va studiata sotto diversi aspetti (storico, letterario, esegetico, ecc…) per essere meglio compresa nei suoi contenuti. Non è un “Libro” tra i tanti …! Attenti però che nella Bibbia palpita il cuore di Dio! Pertanto ciò che più conta è cogliere ed accogliere nel Testo Sacro la Parola di Dio che esso contiene. Come dice l’apostolo Paolo, la Parola di Dio non è parola umana, ma Parola di Dio che opera, cioè genera, attua ciò che dice in chi l’accoglie con fede. La Parola di Dio è Dio, scritta nella “forma” umana: “ E il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… E il Verbo si fece carne!” Chi ha fatto e fa esperienza della Parola di Dio vissuta, fa esperienza del “Verbo” che si fa carne nella propria carne… Più che spendere altre parole… provare per credere, come si suol dire! Provare a leggere la Parola di Dio come una Parola, una Lettera che Dio Creatore e Redentore indirizza a me, a te, ciascuno, a tutta la Comunità umana… Anche noi, così, faremo esperienza di Dio, come S. Agostino e con lui, possiamo pregare: <<Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.>>. Auguri e la nostra preghiera a chi porta il nome di questo grande santo, che non si è mai stancato di lasciarsi afferrare da Dio, cercandolo ed approfondendo il Suo mistero ed il mistero dell’uomo, con lo studio, l’esperienza vissuta, l’insegnamento…! Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo avere sofferto e subito oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. >> (1Ts 2,1-8).

Quanto è bella ed incoraggiante questa testimonianza di fede e di missione dell’apostolo Paolo. Lasciamola scorrere come linfa benefica nelle nostre vene e nella nostra mente… Sentiamola palpitare nel nostro cuore… Accogliamola, quale è, vita evangelica vissuta. Essa sgorga dal sapersi, sentirsi amati da Dio e dal Figlio suo, nella perenne novità dello Spirito. Paolo vive la missione e, quindi, le relazioni con i fratelli e le sorelle nella fede, non solo come un padre, ma con la tenerezza di una madre, appunto, con viscere di misericordia. <<Santo Spirito, donaci gli occhi misericordiosi di una madre – ancor più se è la tua madre! – che sa andare oltre i limiti dei figli e amarli abbracciando tutta la persona di ciascuno …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.>> (cfr 1Ts 1,1-5.8b-10).

L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Tessalonica (allora in Macedonia, oggi nell’attuale Grecia), mi sembra che metta bene in evidenza ciò che è “credenza” e ciò che è “fede”. La “credenza” riguarda sì Dio e/o i vari idoli, o comunque, spesso un Dio a propria immagine … Questo è anche il rischio della “credenza” di noi cristiani. La “fede” , invece, è accoglienza dell’<Evangelo>, della Buona e Bella Notizia, dell’Evento sconvolgente che è la Persona di Gesù, la sua preesistenza, Divinità, incarnazione, il suo insegnamento che è profondamente umano e divino nello stesso tempo, la sua passione, morte, risurrezione e il suo ritorno nella gloria … La “conversione” consiste sempre nel passaggio, anzi, nell’<esodo> dalla “credenza” nel Dio fatto a mia immagine e dagli idoli, alla “fede” <<nel Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù…>>. La “credenza”, quando va bene, ha come riferimento la legge, le norme (morali, cultuali, giuridiche, canoniche e le consuetudini anche culturali e sociali…) fino alla rigidità del moralismo. Senza la fede, anche i discorsi e i gesti di carità rischiano di essere più un imperativo/obbligo morale che un’esigenza che nasce dalla relazione con Gesù. La “fede”, fa sì che il “credente cristiano” tenga sempre lo “sguardo” fisso sulla Persona di Gesù “dimorando” nella relazione con Lui. In questa relazione impara (viene educato), con convinzione, la conoscenza e la pratica dei valori autentici e l’attenzione concreta alla persona umana. Il “credente cristiano”, è consapevole che quando sbaglia, pecca, non c’è un Dio che ti bastona e ti castiga, ma è lì sempre ad attirarti… E come potrebbe essere altrimenti se ha donato se stesso sulla Croce, per me, per te, per tutti …? Quanto bisogno c’è di purificare la nostra fede da una generica credenza in Gesù Cristo … !!! Allora, ben a ragione, necessita una “conversione continua …<<Santo Spirito, donaci sempre la grazia della conversione dai nostri “idoli” al vero Dio, che ci dona il suo Figlio e con Lui, in Lui e per Lui, solchiamo i sentieri dell’esistenza fino all’Eterna Dimora…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».>> (Lc 13,22-30).

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Forse, capita anche a noi di chiederci: Mi salverò? Cosa devo fare per salvarmi?. Ma, forse, dovremmo ancor prima chiederci: Cosa significa essere salvati e da chi? Dovendo necessariamente essere essenziale nello stile di questi “Frammenti di Luce”, rispondo brevemente. Chi salva è Gesù, appunto, egli è il Salvatore! La “salvezza” consiste propriamente nell’accoglienza della Sua Persona perché in Lui ci viene donata la vita eterna. A questo proposito, l’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera afferma: <<Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio>> (1Gv 5,11-13). Molto spesso, invece si ritiene – e, forse, anche noi… – che la salvezza è il frutto di meriti individuali per aver osservato norme, assolto i precetti della Chiesa, facendo qualche elemosina, facendo la comunione tutte le domeniche e perfino tutti i giorni … Il dinamismo della “salvezza” – prima di ogni altra cosa, anche la più santa – genera di continuo il dono generoso e gratuito che il Padre fa del Figlio che, nello Spirito, chiama ciascuno all’accoglienza di questo Dono. La “porta stretta” non è tale per le regole morali ed altre norme da osservare, ma per la potatura del proprio <io> da gestire. Per questo occorre, più che “sforzarsi”, lottare” (come dice il verbo nell’originale greco). All’Oasi della Misericordia, dove vivo, c’è una piccola porta che abbiamo chiamato la “porta della misericordia” (richiamandoci a Gesù che ha detto “io sono la porta chi entra attraverso di me sarà salvo”), per attraversarla, ti devi abbassare, chinare, diminuire, così come diceva Giovanni Battista ai suoi discepoli, quando indicava loro la persona di Gesù : <<Occorre che lui cresca ed io diminuisca>>. << Si, Santo Spirito, fa’ che Lui cresca ed io diminuisca… e sarà salvo, perché già nella vera vita…>>. Serena Domenica! P. Antonio Santoro omi

S. Bartolomeo, apostolo.

<<In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».>> (Gv 1,45-51).

Per qualificare ed armonizzare le nostre relazioni dentro e fuori della famiglia, in questo breve testo del Vangelo, mi sembra molto interessante ed utile, evidenziare due modi molto diversi di relazionarsi. Il primo modo: è quello di Natanaele, brava persona, ma mette subito in evidenza il negativo, forse lasciandosi condizionare da un modo ostile di vedere Nazaret e i suoi abitanti. Infatti, egli afferma con disinvoltura: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Il secondo modo: è quello di Gesù. Egli appena vede Natanaele, pur sapendo cosa si agitava nella sua mente e nel suo cuore, mette in evidenza il positivo: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Mi sembra che la lezione di vita che Gesù ci dona sia abbastanza chiara. Nessuna persona ha il diritto di giudicare, qualora fosse anche una brava persona! Chi, invece, mette in evidenza il positivo, fosse anche una briciola, crea ponti, lavora per abbattere barriere e sciogliere nodi relazionali… Certamente, non è mai facile aire così, ma, pensare-sentire-dire-agire positivo attiva processi di pacificazione con sé e con gli altri, seminando germi di umanità nuova originata ed alimentata dalla Parola di Dio nella sequela del Figlio suo con la forza trasformante dello Spirito …
<< Santo Spirito, illumina gli occhi della mia mente per scorgere il positivo che è in me e negli altri e sostenerlo perché cresca e dia i suoi frutti…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». >> (Mt 22,34-40).

Alla scuola della Parola di Dio impariamo a cogliere e vivere l’essenziale del Vangelo. Gesù senza sovraccaricarci di tante prescrizioni legalistiche, moralistiche e convenzionali, va dritto alle esigenze fondamentali, costitutive del nostro essere creature umane e cristiane: Amare Dio con tutto il nostro essere personale (mente, cuore, anima, forze …) e il prossimo con quello stesso amore – e per quello stesso amore – con cui siamo amati da Dio e amiamo Dio, perché, appunto, prima siamo amati da Lui… Non stanchiamoci di chiedere la grazia di questo amore, perché non c’è altra via certa per “conoscere” Dio e perseverare nella Sua via operando quel bene possibile che ci chiede, proprio perché possibile a ciascuno, qui ed ora, e poi, ancora… <<Santo Spirito, fa che abbandoniamo ogni retorica e vuoto discorso sull’amore, per amare concretamente dove tu ci chiedi e come noi, nel fondo del cuore, desideriamo davvero …>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

Beata Vergine Maria Regina.

<< Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.>> (cfr Lc 1,26-38).

Con questa totale e radicale disponibilità di Maria a Dio si conclude la narrazione dell’annunciazione dell’incarnazione del Figlio di Dio. Oggi la Chiesa ci fa contemplare Maria col titolo di “Regina”, non perché ella ha vissuto tra palazzi reali, gioielli e divertimenti… Maria è Regina, perché, alla sequela del Figlio suo, ha vinto ogni male ed il maligno, essendo tutta Parola vissuta, quindi tutta di Dio e tutta a servizio del Suo Regno e di ogni suo membro… Anche ogni cristiano, proprio perché battezzato (cioè immerso sacramentalmente ed esistenzialmente nel mistero di passione, morte e risurrezione di Cristo Salvatore e Redentore), partecipa della “regalità salvifica” di Cristo Gesù. Egli ha regnato servendo … Maria, col suo SI, ci insegna la via di questa regalità. Ad ognuno la responsabilità di seguire e perseverare in questa via regale: via di libertà, di dono e di autentica realizzazione di sé nel servire “per amore”… La “devozione” (oggi diciamo l’amore) a Maria, se è veramente tale, conduce a questa via, oppure è un’altra cosa … <<Maria, insegnaci ad essere gioiosamente docili alla Divina Parola per seguire la via regale della vera vita… >>. Auguri e la nostra preghiera per chi porta il nome di Maria e Maria Regina. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi