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Oasi della misericordia

Archivi del mese: Luglio 2019

<< In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». >> (Mt 13,44-46 ).

Il “regno dei cieli” anzitutto è la persona stessa di Gesù. Pertanto, è Lui il “tesoro nascosto” e la “perla preziosa”: per essi si “vende” tutto, pur di ottenerli. Gesù, con queste due semplici e brevi parabole, ci sta dicendo chiaramente che non c’è un bene più prezioso di Lui. Ma è proprio così nella nostra esistenza? È proprio vero per ciascuno di noi, qui ed ora, che una volta scoperto questa “perla preziosa” ogni altro bene si relativizza? È proprio vero, invece, che, a volte, il luccichio di ciò che è terreno e la corrente calamitante dell’umano ci distraggono facendoci perdere di vista la preziosità del Divino nascosto nei segni sacramentali del creato e dell’umano. <<Santo Spirito, accendi di continuo in ognuno di noi il desiderio appassionato di conoscerti, cercarti, accoglierti perché il nostro cuore dimori in te, nostro unico tesoro…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. //Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.//Quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. >> ( cfr Salmo 102/103).

Dio non si stanca di mostrarci il suo volto di Padre, ricco di misericordia. Purtroppo, spesso non crediamo che Dio è misericordioso perché rimaniamo chiusi in noi stessi, nei nostri rigidi schemi, ostaggi dei nostri sensi di colpa, alimentati dall’azione del diavolo che vuole separarci da un reale ed evangelico contatto con noi stessi e da Dio che ci ama sempre, ben oltre ogni nostro merito… Egli “non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe”: Se ascoltiamo ed accogliamo questa Divina Parola, quanta consolazione e nuovo vigore c’infonde… Possiamo cambiare (convertirci!) se crediamo che “qualcuno” crede in noi, ancor più se è Dio che, nonostante tutto, si fida di noi … <<Signore, accogliendo la tua misericordia, insegnaci ad essere misericordiosi con stessi, così pure con gli altri… >>. Serena giornata! P. Antonio Sa

《Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.》( 1 Gv 4,7-16).

Dio è Amore (Agàpe) e tutta la creazione, soprattutto la Sua creatura umana, è rivelazione del suo essere: Amore! La rivelazione suprema di questo Amore è il dono sacrificale del Figlio. È nella natura di ogni essere umano – di ogni tempo, luogo, cultura – il desiderio di “conoscere” , “vedere” Dio. Gesù, per bocca dell’apostolo Giovanni (cantore dell’amore di Dio), ci insegna la via sicura e maestra per “conoscerlo”: l'<amore reciproco>. L’amore non solo è via/luce per “conoscere” Dio, ma è forza unitiva che attiva un processo dinamico di reciproca “inabitazione”: 《Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi》. Ma questo dinamismo unitivo dell’amore non lo si sperimenta, in qualche modo, anche a livello di autentiche relazioni umane, caratterizzate da vero e provato amore?

《Vieni, Santo Spirito, rendici discepoli disponibili ed umili alla scuola dell’amore evangelico, mai sufficientemente appreso e praticato..》. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

《Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!》(cfr Lc 11, 1-13).

Gli apostoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare. E il Maestro insegna il Padre nostro concludendo con i versetti sopra citati. Il Padre nostro, è la preghiera più completa che possa esistere. In essa è concentrato tutto ciò che Dio vuole da noi e ciò che noi possiamo desiderare e volere in ordine al vero bene. La conclusione del Vangelo di oggi ci fa, non solo intuire ma anche comprendere che Gesù, insegnandoci la Sua preghiera, viole infonderci una fiducia infinita nel Padre. Gesù sa che nei rapporti umani interpersonali, la fiducia è come l’ossigeno: se c’è respiri, altrimenti…Così è nella relazione con Dio: Quando ci fidiamo “respiriamo” la relazione con Lui Di tutto ciò che accade e viviamo, prima o poi, scopriamo il senso o, comunque l’accogliamo perché sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che confidano in Dio… 《Signore Gesù, Figlio il Padre, confido in te…》. Serena Giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”». >> (Mt 13,24-30).

C’è un nemico di Dio e d’ogni essere umano: il maligno, il demonio, che ispira ed alimenta ogni specie di male, facendo di tutto per trasformare in male ogni forma di bene, proprio mentre siamo presi dal “sonno”… della distrazione, dell’oscuramento, perfino dell’<oblio> di Dio… Dinanzi alla nostra impulsività nel giudicare e condannare (è il comportamento dei servi che vogliono raccogliere la zizzania), Gesù propone la “via della misericordia”: lasciare crescere insieme zizzania e grano e lasciare a Dio il giudizio alla fine della nostra esistenza terrena. Infatti, chi può dire di sé, prima di emettere l’ultimo respiro, che è buon grano e altri sono zizzania? Quanto è vero invece che il nostro cuore è il “campo” di Dio in cui Lui semina il buon grano e noi seminiamo e coltiviamo zizzania, quando ci lasciamo ingannare dalle subdole suggestioni del maligno…! Nella vita non ci sono solo i buoni e solo i cattivi! Siamo un “impasto” … ed è giusto e saggio lasciare solo a Dio il primo e l’ultimo giudizio. Lui sì che sa fare bene il suo “mestiere”! Noi vorremo imitarlo nel sentenziare, ma troppo smesso scimmiottiamo la sua volontà e modalità di giustizia. <<Signore Gesù, convertici alla tua Parola che ci insegna il tuo modo di amare che eccede ogni giudizio di un uomo su un altro uomo…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». >> (Mt 13,18-23).

Il nostro cuore è lo spazio vitale e misterioso in cui il nostro Dio semina la Parola che genera vita ed ogni forma di bene. Purtroppo, la complessità della nostra esistenza e la nostra fragilità inquinano questo cuore destinato per natura e per grazia ad avere come compagno/amico/sposo fedele l’Autore della vita e dell’Amore. Chiediamo il dono della vigilanza per saper custodire il cuore e la grazia della purificazione quando “scorie” ed “impurità” lo infettano. <<Santo Spirito, con la Divina Parola, purifica e feconda di bene il nostro cuore>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<<Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. >> ( cfr 2Cor 4,7-15).

Il nostro tesoro più prezioso ed inestimabile è Dio che abita in ciascuno di noi: “Dio è più intimo a me di me stesso” afferma Sant’Agostino. Egli ci ama tanto da scegliere una dimora così fragile: la vulnerabilità del nostro cuore. Questo “cuore” è come un vaso prezioso e fragile; esso ha bisogno di essere costantemente custodito, curato, guarito dall’amore misericordioso del nostro Dio rivelato in Gesù morto e risorto. La Sua misericordia ricompone questo “vaso” quando subisce qualche crepa per la fragilità della nostra condizione umana… Quando ciò accade, scopriamo, in modo sempre nuovo, che tutto è grazia! << Nella mia miseria, soccorrimi, Signore!>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Gli Israeliti levarono le tende da Elìm e tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elìm e il Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dalla terra d’Egitto. Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine»… Il Signore disse a Mosè: «Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».>> ( cfr Es 16,1-5.9-15).

Le scorte di cibo cominciano a finire e il popolo comincia a protestare contro Mosè e, quindi, contro quel Dio che, meno di due mesi prima, li aveva liberati dalla dura schiavitù d’Egitto durata 400 lunghi penosi anni… Eppure il popolo non si fida più del mediatore tra Dio e loro: Mosè! Forse, a noi lettori di oggi, ci sembra assurdo un comportamento del genere e ci irritiamo perfino nei riguardi di questo popolo così ingrato e corto di memoria del bene ricevuto. Ma, se riflettiamo sui nostri comportamenti sia nei riguardi di Dio che di altri ci fanno del bene, non so se noi siamo molto diversi da quei lamentosi Israeliti che un giorno sì e l’altro pure mormoravano contro Mosè e contro Dio… Riconoscere il bene ricevuto, soprattutto nei momenti di prova, è anzitutto un atto di giustizia e segno di maturità umana. Mentre quando facciamo il bene, anche a chi ci ha fatto o ci fa del male, è segno di maturità cristiana. Intendiamoci: maturità mai compiuta su questa terra! <<Grazie, Signore, per ogni specie di “pane” che ogni giorno ci doni… >. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. >> ( cfr Gv 15,1-8).

La natura è “maestra” di vita! Gesù la prende ad esempio per dirci una verità elementare ma essenziale: Per essere cristiani, vivere come tali, e non solo chiamarci cristiani, occorre che rimaniamo ben innestati alla “vite” e ci lasciamo “potare” per portare frutto…Se vogliamo essere veri – e dobbiamo esserlo! – riconosciamo che anche all’interno del nostro mondo cristiano-cattolico prospera un “ateismo pratico”, cioè si vive come se Dio, il Dio di Gesù Cristo, non esistesse; quindi, lo consideriamo estraneo alle nostre situazioni e relazioni quotidiane ed ordinarie. Quando ciò accade nella vita di chi si dichiara cristiano, è evidente che siamo poveri tralci non uniti alla vite che sviluppano tanto fogliame senza lasciarsi potare e si predispongono così a morire … Gesù ci ha lasciato i mezzi (→ anzitutto il dono del suo Spirito, la sua Parola, i sacramenti, i suoi testimoni, le opere di misericordia da praticare …) per restare saldi nell’unione con Lui. L’ “esame di coscienza” quotidiano certamente ci è di aiuto per la verifica e la fecondità della nostra relazione con Gesù: Oggi siamo uniti alla vite, oppure … ? <<Santo Spirito, suscita in ciascun cristiano il forte desiderio di essere e restare unito alla “vite”… >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro om

<< Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.>> (cfr Gv 20,1-2.11-18).

Maria di Màgdala, guarita nell’anima da Gesù, rimane fedele al Suo Signore anche oltre la Sua morte. E Gesù le manifesta il suo grande Amore dandole il privilegio di incontrarlo Risorto ancor prima dei suoi apostoli. Alla luce di questo evento e dell’intero Evangelo, potremmo dire che Amore/Amare è sinonimo di Risurrezione/risorgere, perché l’Amore per natura, se è Amore, è eterno perché da Dio-Amore sgorga e in Lui s’inabissa nell’eternità… Il linguaggio dell’amore vero e fattivo, allora, è il linguaggio di chi non muore mai … Per il contrario, dove non c’è vero amore comprendiamo perché tante relazioni sono impregnate di conflittualità, tristezza, delusione, rabbia, agonia, lutto, morte … Ma noi, specialmente noi cristiani, “figli della risurrezione”, non dobbiamo e non possiamo rassegnarci alle sconfitte. Pertanto con l’apostolo Giovanni possiamo affermare: << Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui>> (1Gv 4, 16). E questo stesso Amore Dio ci partecipa (sta tutto qui il Mistero della Creazione e della Redenzione!) e vuole che sia riflesso nelle nostre relazioni interpersonali, nonostante la nostra incostanza e fragilità … <<Santo Spirito, donaci la grazia di vivere sempre in questo amore, come persone risorte … >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

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