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Oasi della misericordia

Archivi del mese: Giugno 2019

<< Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. >> ( cfr Gal 5,1.13-18 ).

Quanti discorsi, oceani di parole e di scritti sulla “libertà”, quante battaglie, guerre… per la libertà!! L’apostolo Paolo ci aiuta molto per andare al cuore del discorso sulla libertà. Cristo libera la persona da tutto ciò che le impedisce di vivere la sua fondamentale vocazione all’amore. Libertà non equivale a licenza di fare ciò che si vuole seguendo i propri impulsi e voglie… La libertà o si coniuga con l’amore oppure diventa arbitrio egoistico rivestito del colore delle circostanze, convenienze, quindi dell’ opportunismo. In breve: è l’amore che rende liberi e mi sento e sono libero, quando amo, mi dono veramente. In questo contesto forse comprendiamo meglio l’espressione di Sant’Agostino: “Ama e fa quello che vuoi!”. <<Vieni, Santo Spirito, ravviva in me il dono della libertà di amare>>. Serena domenica! P. Antonio Santoro omi

SS. Pietro e Paolo.

<<Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.>> ( cfr 2Tm 4,6-8.17-18).

Paolo, consapevole che la sua vita volge al termine col suo martirio, scrive al suo figlio spirituale e discepolo, Timoteo, consegnando a lui e ai cristiani di ogni tempo e condizione, un testamento semplice, essenziale concreto. In esso, Paolo racchiude il senso della sua esistenza e il suo vivere concreto segnati in modo indelebile dalla passione per Cristo Gesù. Per Paolo la vita è stata una lotta continua ed una corsa animato dalla fede in Gesù, sostenuto cioè dalla relazione con Lui, dal Suo amore accolto da Paolo e ricambiato anche mediante il suo infaticabile ministero di evangelizzatore… Verrebbe da dire: Chi non lotta nella vita? La risposta è ovvia: Tutti! Forse c’è da chiedersi se le battaglie che conduciamo quotidianamente sono davvero buone, cioè finalizzate al vero bene nostro e degli altri (a partire da chi ci sta accanto in famiglia e oltre…). Corriamo, sì, ma verso dove? Per raggiungere quale traguardo che sia degno di tante lotte e fatiche? Paolo, per la fede in Cristo Gesù era animato da una grande speranza: “La corona di giustizia”, cioè il compimento della salvezza che aveva dinamicamente sperimentato, testimoniato, annunciato .. Il coronamento di questa salvezza è la piena e definitiva unione col suo Signore … <<Signore Gesù, fa’ che le nostre lotte e corse quotidiane siano animate dall’amore per te ed ispirate dal tuo Santo Spirito per il bene nostro ed altrui, nella speranza e nella gioia dell’incontro faccia a faccia con te nella piena comunione di tutti i santi …>>. Auguri e la nostra corale preghiera per coloro che portano il nome di questi due, fragili, infaticabili, grandi testimoni della fede cristiana … Buona festa! P. Antonio Santoro omi

Sacratissimo Cuore di Gesù.
<< Fratelli, l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato… Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. >> ( cfr Rm 5,5b-11).
Nella solennità liturgica del Sacratissimo Cuore di Gesù celebriamo non una semplice “devozione” ma l’Amore traboccante di Dio incarnato nella Persona del Figlio Gesù e “riversato” nel cuore di ogni creatura per mezzo dello Spirito Santo che è Persona Amore. “Riversato” ci fa pensare proprio all’abbondanza con cui Dio ci dona il Suo amore mediante molti doni: della vita, del battesimo, della cresima, della riconciliazione (confessione), dell’eucaristia, del sacramento del matrimonio e dell’ordine (sacerdoti, vescovi, diaconi)… Ma, non dimentichiamolo mai: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Questa dimostrazione del suo amore continua sempre sino alla fine della vita di ciascuno e di questo tempo e mondo …Perché Dio è fedele a se stesso! L’amore di Dio cresce se facciamo fruttificare i doni ricevuti e, soprattutto, se pratichiamo il comandamento dell’amore e dell’amore reciproco, se viviamo le opere di misericordia corporale (Dar da mangiare agli affamati – Dar da bere agli assetati – Vestire gli ignudi – Alloggiare i pellegrini – Visitare gli infermi – Visitare i carcerati – Seppellire i morti) e spirituale (Consigliare i dubbiosi – Insegnare agli ignoranti – Ammonire i peccatori – Consolare gli afflitti – Perdonare le offese – Sopportare pazientemente le persone moleste – Pregare Dio per i vivi e per i morti ). Invochiamo lo Spirito Santo perché cresca in noi l’amore di Dio e fecondi la nostra vita dei suoi frutti: <<Vieni, Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore>>. Buona festa! Oggi una preghiera particolare per noi sacerdoti e le vocazioni sacerdotali e missionarie. Grazie. P. Antonio Santoro omi
<< Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre.
Chi può narrare le prodezze del Signore, far risuonare tutta la sua lode? >> (cfr Salmo 105/106 ).
L’amore di Dio è “per sempre” , e non può che essere così, perché “Dio è Amore”! Il nostro amore verso di Lui e verso gli altri è volubile, soggetto a tanti condizionamenti … Il Suo Amore, invece, è stabile per sempre; “cambia” per farsi “misericordia” per curare e sanare le nostre “ferite”, colmare i nostri “vuoti”, tirarci su dal baratro in cui talvolta sprofondiamo … Ma – come accade nelle relazioni interpersonali tra esseri umani, occorre che ci si fidi dell’altro, dell’amore dell’altro, e viceversa – dobbiamo fidarci di Dio! A volte non è facile fidarsi di Dio non per ragioni che riguardano i contenuti della fede, ma perché i vissuti personali, familiari, ambientali hanno segnato negativamente, per cui non ci si fida degli altri e neanche di se stessi… E non sempre si riesce a fare il salto e credere che Lui c’è e ti ama sempre, ancor più quando tu sperimenti eventi traumatici, l’abbandono, la solitudine, la delusione, il vuoto … Dio voglia che nella nostra esistenza terrena possiamo sperimentare che l’amore di Dio è per sempre anche attraverso l’esperienza di relazioni interpersonali gratuite e generose in cui si riflette l’amore di Dio … Allora sgorgheranno dal nostro cuore parole come un inno di “gratitudine” … <<Ti rendo grazie, Signore, perché, al di là di ogni mio merito e condizione, tu mi ami sempre, così m’insegni ad amare … >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<<In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. >> (cfr Gn 15,1-12.17-18).

Come con Abramo, così – anche se in diverso modo e tempo per ciascuno – con ogni chiamata/vocazione Dio stabilisce un’<alleanza> . Il primo ad impegnarsi è Dio stesso. L’alleanza è un “patto”, non un “contratto” dove si descrive in dettaglio cosa fare e a cosa attenersi; il contratto si fonda sul bilanciamento di interessi di entrambi ed esige il rispetto da parte dei contraenti di quanto si sottoscrive, diversamente si scioglie. L’<alleanza> si fonda sulla fiducia e sulla fedeltà all’alleanza. Dio si fida della creatura umana che chiama, e a cui affida una missione. L’essere umano raggiunto dalla chiamata e reso partner di Dio è chiamato a rispondere fidandosi, da questa fiducia sgorga la fedeltà agli impegni che derivano dall’alleanza. Abramo non sapeva come sarebbe andata la sua vita; né Dio gli ha redatto un “cronoprogramma”. Gli ha chiesto invece di fidarsi. Abramo si è fidato! Ma, ragionevolmente possiamo ben dire che si è fidato non senza un suo travaglio interiore …Dalla relazione fiduciaria ed amorevole, tra Dio ed Abramo, così come tra Dio e ciascuno di noi, fluisce il fiume della fecondità che irriga i “deserti” dell’umano… <<Signore, nostro Dio, ravviva in noi la “memoria” dell’alleanza con te… >>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.>> ( cfr Mt 7,6.12-14).

Questa “regola d’oro” della vita evangelica – ma anche della vita di relazione più in generale – equivale al comandamento dell’amore. Gesù chiede di essere persone di azione e non passive, contemplativi nell’agire, guardando oltre se stessi, avendo di mira il bene dell’altro che è parte di se stessi, cominciando da chi ci sta accanto. Sappiamo che non è facile, ma è la via sicura della pace con sé e con gli altri. Se questa “regola d’oro” si applicasse ordinariamente nelle relazioni tra coniugi e gli altri membri della famiglia … della parentela, di una comunità ecclesiale, di una comunità civile e politica … come si trasformerebbero le nostre relazioni, in tempi brevissimi… Diminuirebbero anche le malattie, soprattutto quelle psicologiche e mentali. Staremmo davvero tutti meglio! È forse un segno irrealizzabile? Che la “regola d’oro” costituisca una quotidiana e continua sfida alla nostra pigrizia, alle nostre piccole o grandi divergenze, alle nostre conflittualità, alla nostra rassegnazione … << Santo Spirito, donaci la forza di superare ogni forma di resistenza che ci condiziona nelle nostre relazioni interpersonali, soprattutto dentro l’ambito familiare e parentale>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

Festa di San Giovanni Battista.
<< Ascoltatemi, o isole,udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome.>> ( cfr Isaia 49,1-6).
È segno di grande consolazione sapere che Dio, il nostro Dio, Creatore Redentore Santificatore, chiama ciascuno per “nome”: me, te, ogni creatura umana… Mi/ci chiama alla vita, all’amore, e affida a ciascuno una missione per il “Bene Comune” dell’intera umanità e, nella prospettiva universale, per il bene di ogni realtà comunitaria a partire dalla famiglia; e per il bene della “Casa comune” che è la natura, e il cosmo intero. Non ci sono vocazioni→missioni di serie A e di serie B. Rispetto alla mia di sacerdote e religioso, è forse una vocazione-missione di serie B quella al matrimonio e alla famiglia, quella di genitori che sono “procreatori” nel dono della vita con tutto ciò che comporta il mettere al mondo dei figli e prendersi cura di loro …? E la “missione” di chi gestisce la “Cosa pubblica”, in politica e nelle amministrazioni a tutti i livelli, è forse di serie B? Dio voglia che ciascuno sappia riconoscere, stimare, far fruttificare il dono della vocazione-missione ricevuto, sapendo che le difficoltà, i limiti, i fallimenti fanno parte del “gioco”, che è un “gioco d’amore” . << Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo… Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.>>. Auguri ed una preghiera, di tutti lettori/lettrici di questi Frammenti di Luce, per quanti portano il nome di questo grande testimone e martire della fede in Gesù. Buona festa! P. Antonio Santoro omi

Solennità del Corpo e Sangue del Signore. << Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. >> (cfr 1 Cor 11, 23-26).

Paolo scrive questa lettera attorno al 54 dopo Cristo. Gli studiosi dicono che questo testo (1Cor 11,23-26) è lo scritto più antico che riporta le parole di Gesù nell’Ultima Cena. Quindi è di enorme importanza. “Fate questo … in memoria di me”. “Memoria/memoriale” non indica un semplice ricordo o solenne commemorazione. “Fare memoria” è rendere presente, attualizzare l’evento della salvezza a cui ci si riferisce: la Pasqua del Signore! C’è un legame indissolubile tra memoria e identità. Il rapporto tra memoria e identità forse lo comprendiamo meglio, quando si perde la “memoria”, come in certe patologie. Quando si perde la memoria viene meno la percezione e la consapevolezza della propria identità. Conservare la memoria è conservare e crescere nella propria identità personale, familiare, sociale, culturale, religiosa, “cristiana”, cioè di appartenenza a Cristo… L’Eucaristia, in quanto “memoria/memoriale”, rende presente il mistero della morte e della risurrezione; chi la celebra viene reso partecipe della morte e della vita del Crocifisso Risorto. Paolo sottolinea la morte di Cristo per mettere in guardia i cristiani da facili entusiasmi di un cristianesimo senza l’evento della Croce che porta in sé l’esperienza della morte e sfocia nell’alba della risurrezione, ma passando per la morte! L’Eucarestia celebrata con fede ci immerge nel suo dinamismo dell’amore vero che è dono di sé, fino al dono della vita nella forma del martirio: così come testimonia una schiera innumerevole di martiri lungo la storia, oggi in modo particolare. Spero che oggi possiamo trovarci il tempo, anche breve, di adorazione eucaristica. <<Signore Gesù, aumenta la mia fede nella tua presenza reale nei segni del pane e del vino consacrati dal tuo Spirito >>. Buona festa del Corpus Domini. P. Antonio Santoro omi

<< Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte. >> ( cfr 2Cor 12,1-10).

Quanta esperienza, saggezza, pedagogia evangeliche ci sono in queste espressioni di Paolo… ! La sequela di Gesù non ci fa passare di gloria in gloria su questa terra… La sequela di Gesù non ci garantisce un percorso rettilineo, fondo stradale ben asfaltato, alberato, linee di demarcazione centrale e laterali, segnaletica secondo tutte le norme … La sequela di Gesù è differente per ciascuno, perché si tratta di una relazione interpersonale, perché se è davvero tale è unica, come tra persone umane: mai una relazione è uguale ad un’altra; come l’amore dei genitori nei riguardi dei singoli figli … La sequela di Gesù non ha ricette valide sempre e comunque per tutti … Mi si dirà: Padre, c’è la Parola di Dio! È verissimo! Ma la Parola non è un “codice” rigido. Essa è Parola di Vita; è la Vita/Dio che si fa Parola umana incarnata in ogni situazione personale, coniugale, familiare, comunitaria, ecclesiale … E le situazioni sono le più differenti, e tutte segnate da debolezze e fragilità dai volti più diversi … Penso che ci sia molto utile quanto affermava un grande apostolo del nostro tempo, il cardinale Carlo M. Martini: << L’uomo nel dolore coglie il senso più autentico della vita e, se non smette di credere, percepisce la compagnia di Dio, sorgente di energia rinnovata e di forza per rialzarsi dopo qualsiasi caduta.>> (In “La forza della debolezza”). <<Signore Gesù, nella mia debolezza sii sempre tu la mia forza>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi

<< Fratelli, dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. In quello in cui qualcuno osa vantarsi – lo dico da stolto – oso vantarmi anch’io. Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. >> (cfr 2Cor 11,18.21b-30).

Quanto conforto e forza mi dà questa testimonianza dell’apostolo Paolo! Lui che sperimentava in modo specialissimo la presenza di Cristo Gesù nella sua esistenza quotidiana, nello stesso tempo, sperimentava la cruda sofferenza in molteplici modi e volti … Paolo, nell’elenco che ci fa delle stazioni della sua “via crucis” quotidiana, non ci trasmette tristezza, ribellione al suo e nostro Dio … a Cristo … Se ascoltiamo bene le sue parole, esse sono come un’iniezione potente di fiducia in Cristo Gesù che l’ha conquistato radicalmente e per cui vive, perché solo Cristo Gesù è la ragione del suo vivere e del morire. Paolo, con la sua esperienza di vita di fede, ci sta dicendo che il “cristiano” – cioè, colui che appartiene a Cristo e coltiva la relazione con Lui – è immerso in un mistero di amore e di dolore che genera forza e fecondità di vita, non oltre ogni sofferenza e fragilità, ma attraverso la sofferenza ed ogni debolezza … Nella nostra “via crucis” … piuttosto che sprecare tempo a lamentarci, consegniamoci a Colui che ha dato la vita me, per te, per noi … e ci coinvolge nella sua opera di salvezza proprio attraverso la nostra sofferenza … Pertanto, con l’energia che ci troviamo qui ed ora, non stanchiamoci di pregare: << Signore Gesù, tu sei con me sempre, soprattutto nell’ora della prova. Fa’ che io rimanga con te…>>. Serena giornata! P. Antonio Santoro omi