Cerca:
Oasi della misericordia

Archivi del mese: Marzo 2019

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. >> (cfr Lc 15,1-3.11-32 ).

Questo è uno stralcio della parabola del Padre misericordioso e del figlio prodigo che sperimenta il dramma della dignità perduta e ritrovata. Questo “figlio” – affermava San Giovanni Paolo II – << è, in certo senso, l’uomo di tutti i tempi, cominciando da colui che per primo perdette l’eredità della grazia e della giustizia originaria. (…) La parabola tocca indirettamente ogni rottura dell’alleanza d’amore, ogni perdita della grazia, ogni peccato>> (Dives in Misericordia, 5). Il figlio, dopo aver vissuto da dissoluto, sperperando tutto il patrimonio avuto in eredità, trovandosi nel bisogno e affamato, rientra in se stesso… e vive il suo dramma di figlio che ha perso non tanto i suoi beni materiali, ma soprattutto la sua dignità di figlio di un tale padre. E’ il tormento della <<coscienza della figliolanza sciupata>>. In una condizione di limite, anzi di peccato, il figlio – così l’uomo di ogni tempo e in ogni condizione – “rientrando in sé” riscopre quell’ <immagine> offuscata: il “volto” del Padre! Nell’interiorità così vissuta anche l’esperienza del dolore e del peccato acquistano significato e vengono trasformate in opportunità ed esperienze di gioia e di grazia. <<Eccomi, Padre, come figlio che ritorna: abbi misericordia!>>. Serena domenica! P. Antonio

<< In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.  Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». >> (Lc 18,9-14 ).

Al centro della preghiera del fariseo c’è il suo <io> ! E la sua preghiera – se si può definire tale – è tutta un elogio di sé, della sua “rettitudine”. Quanta ipocrisia c’è in questa presunzione !! Quanti danni si fanno a sé e ad altri per avere <<l’intima presunzione di essere giusti>>! E ti accorgi che uno presume di essere giusto/a da come si relazione, da come parla di un altro, del giudizio che formula …Ritengo che difficilmente fa esperienza della misericordia di Dio, chi ritiene di essere giusto … In fondo, non ne ha bisogno proprio perché presume di essere giusto. E se parla di misericordia c’è da chiedersi se si rende conto di cosa stia parlando… Certi nostri ambienti ecclesiali ed ecclesiastici conoscono l’ipocrisia di presumere di essere giusti … Un test di verifica di quanto affermo è la pessima abitudine di sparlare degli altri, le “chiacchiere” … <<A te, Signore, io grido: Abbi pietà di me peccatore …>>. Serena giornata! P. Antonio

<< Così dice il Signore:«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani, perché presso di te l’orfano trova misericordia”. Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente>> ( cfr Osea 14,2-10).

L’amore vero cura e guarisce le ferite; lo sa bene chi ne fa esperienza: nel ricevere questo amore e nel donarlo…<< Ascolta, Signore, il grido della mia preghiera…>>. Serena giornata! P. Antonio

<< Così dice il Signore: «Questo ordinai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici”. Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola; anzi, procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e, invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle. Da quando i vostri padri sono usciti dall’Egitto fino ad oggi, io vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti; ma non mi hanno ascoltato né prestato orecchio, anzi hanno reso dura la loro cervice, divenendo peggiori dei loro padri. Dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno. Allora dirai loro: Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio, né accetta la correzione. La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca».>> (Geremia 7,23-28).

Noi, non siamo migliori di chi ci ha preceduto nel cammino della fede. Anche noi siamo un popolo di dura cervice: facciamo fatica ad ascoltare e vivere la divina Parola… <<Signore, insegnami ancora ad ascoltare la tua voce e rendi docile il mio cuore… >>. Serena giornata! P. Antonio

<<Mosè parlò al popolo e disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do? Ma bada a te e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».>> ( cfr Deuteronomio 4,1.5-9).

Ecco dove sta la saggezza e la vera intelligenza: Ascoltare, mettere in pratica la Parola di Dio. Così facendo camminiamo in compagnia del Signore e avremo la vita senza fine. È questa compagnia del Signore – Dio con noi! – che dà senso e sempre nuovo vigore alla nostra esistenza quotidiana. Noi siamo così saggi ed intelligenti nello “scegliere” di ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio? Questo tempo di Quaresima è un tempo particolarmente favorevole, non lasciamolo passare distrattamente ed invano … In quest’ultimo caso, verrebbe meno la nostra intelligenza e saggezza, quindi la nostra stessa dignità! <<Signore Gesù, le tue parole sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna. >>. Serena giornata! P. Antonio

In un tempo di persecuzione del popolo d’Israele, il profeta Daniele scrive per consolare e sostenere questo popolo dalla storia molto travagliata. Avendo nella mente e nel cuore quanti vivono persecuzioni e, quindi, discriminazioni, a causa dell’appartenenza religiosa, culturale, socio-economica, politica… Pensando anche a quanti vivono seri problemi economici e di salute e la loro speranza umana è messa a dura prova … Anche a noi, oggi, fa bene rivolgerci a Dio con la preghiera accorata di Azaria; essa è un grido di dolore, di fiducia, di speranza… : << «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe, né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è delusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non coprirci di vergogna. Fa’ con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi, da’ gloria al tuo nome, Signore». >> ( cfr Daniele 3,25.34-43). Serena giornata! P. Antonio

<< In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.>> ( cfr Lc 1,26-38).

Oggi, meditiamo su questo mistero centrale della nostra fede: Nel silenzio “assordante” della creazione, l’Infinito, Dio, causa di se stesso, si fa “finito”, “limitato”, “umano” che per esistere vicino alle sue creature, ha voluto dipendere da una creatura, una donna, la Donna: Maria! Misteriosa potenza “creatrice” di un SI, quello della vergine promessa sposa dell’uomo giusto Giuseppe! Stupore dinanzi al mistero ineffabile per l’uomo, concepito nel seno della Trinità, accolto nel cuore della relazione tra Maria e Giuseppe, generato nel grembo di Maria, donato all’umanità e ad ogni creatura di ogni tempo, luogo cultura… Potenza generativa di un SI! In quel SI, in quel grembo siamo nati alla fede anche noi, ciascuno. Alimentandoci del “frutto” benedetto del seno di Maria, possiamo partecipare alla trasformazione di questa terra in un pezzo di “cielo”, quello di Dio, da cui siamo originati e a cui siamo destinati, come Maria, con lei e tramite lei. << Nel SI di Maria, eccomi, Signore, per fare la tua volontà.>>.

Buona festa, auguri e la nostra preghiera corale a chi porta il nome di Annunziata (Tina, Nunzia, Nunzio…) . P. Antonio

<< In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. l Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo>> ( cfr Es 3,1-8a.13-15).

Il roveto che mai si consuma è l’Eucaristia! Ci capita di sperimentare uno stupore simile a quello di Mosè dinanzi al roveto ardente nel deserto? Mi colpisce l’imperativo del Signore a Mosè: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». Dinanzi al Mistero, occorre togliersi i “sandali”! Ma occorre avere il senso del Mistero per sapersi relazionare col Mistero che è Dio, seppure rivelato e fattosi sacramento nell’Eucaristia! Chiediamoci come ci relazioniamo col Mistero: Con stupore? Con eccessiva confidenza come fossimo compagni o colleghi di lavoro? Con diffidenza o indifferenza? <<Signore Gesù, a piedi nudi, sulla terra sacra della mia esistenza, ascolta il grido della mia miseria e vieni a liberarmi …>>. Serena domenica! P. Antonio

<<Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto, mostraci cose prodigiose. Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità? Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi. >> ( cfr Michea 7,14-15.18-20).

Il profeta Michea, contemplando la storia della relazione tra Dio e il suo popolo, evidenzia ciò che più caratterizza questa relazione: la fedeltà di Dio e la fedeltà al suo amore di misericordia nei riguardi del popolo infedele. <<Signore, Gesù, tu non smetti mai di gettare in fondo al mare i nostri peccati e farci così ritornare, ogni volta, a galla, liberati da quella zavorra mortale. Grazie, Signore Gesù!>>. Serena giornata! P. Antonio

<<Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente. >> ( cfr Gen 37,3-4.12-13.17-28).

L’invidia è uno dei sette vizi capitali; chiamati così perché da essi ne derivano altri. Chi nutre invidia soffre per il bene e i successi degli altri …L’invidioso può arrivare perfino a desiderare e volere il male degli altri. Fu così per i fratelli di Giuseppe, come narra il libro della Genesi. I fratelli di Giuseppe volevano ucciderlo per invidia, poi l’hanno venduto a dei mercanti diretti in Egitto. Purtroppo, non si tratta solo di storie del passato. Quanti conflitti ed inimicizie nelle famiglie, tra parenti ed in ogni altro ambiente a causa di invidie e gelosi …Questo “guazzabuglio” del cuore umano ha bisogno di continue purificazioni, sì, conversione, altrimenti il peggio di noi emerge, inquina, avvelena se stessi e le relazioni tra le persone, dentro e fuori l’ambiente familiare. <<Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo>>. Serena giornata! P. Antonio.