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Oasi della misericordia

Archivi del mese: novembre 2018

<<In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. >> (cfr Mt 4,18-22).

Ogni “vocazione” nasce, in un tempo ed in un luogo, da uno “sguardo” che ti raggiunge personalmente. Tu ti lasci guardare, guardando a tua volta Colui che ti guarda e ti “chiama” … E lasci tutto per seguire chi ti guarda e ti chiama, incessantemente …. È questo il dinamismo di ogni vocazione alla vita e all’amore nelle sue differenti incarnazioni … <<Maria, donami il tuo sguardo per poter seguire il Figlio tuo sul sentiero che ha pensato per me … >>. Buona giornata! Auguri ed una preghiera corale per chi porta il nome di Andrea. P. Antonio

<< Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». >> (cfr Lc 21,20-28).

Con un linguaggio profetico Gesù rivela che la storia dell’umanità e l’evoluzione della creazione non avanzano verso il “nulla”, ma verso la pienezza: Cristo, cuore e centro del creato. Nella relazione con Cristo Gesù, anche noi, sue creature, troviamo il nostro centro, la profondità del nostro essere e la pienezza della nostra esistenza. <<Santo Spirito, illumina la mente e le profondità del cuore perché sappiamo riconoscere i “segni” della presenza e dell’azione del Figlio Gesù nella nostra vita e nei processi storici ed evolutivi dell’umanità e del creatore>>. Buona giornata! P. Antonio

<<«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.[…] Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». >> (cfr Lc 21, 12-19).

Come Cristo Gesù ha dato la sua vita per noi – per ciascuno! – così anche noi siamo chiamati a dare la vita per lui, come suoi “testimoni”, sempre e soprattutto negli ambienti più ostili ai cristiani. È questo il nostro “martirio”, anche se non sempre di sangue! Oggi, in tutto il mondo, c’è un particolare ed urgente bisogno di questi “martiri” della fede e per la fede in Gesù, Figlio di Dio, e non semplicemente un grande e saggio personaggio …<<Santo Spirito, ravviva in me e in tutti i cristiani, la grazia di non tenere egoisticamente per sé la propria vita, ma donarla e, perfino, sacrificarla, per il nome di Gesù >>. Buona giornata! P. Antonio

<< Io, Giovanni, vidi: ecco una nube bianca, e sulla nube stava seduto uno simile a un Figlio d’uomo: aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura». Allora colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli una falce affilata. Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, venne dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». L’angelo lanciò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra>> (cfr Ap 14,14-19).

Utilizzando delle immagini già note all’Antico Testamento e agli interlocutori (mietitura del grano e vendemmia dell’uva), l’Autore sacro dell’Apocalisse, vuole assicurare i cristiani della certezza del “giudizio” di Dio sul comportamento degli esseri umani. Proprio perché ci sarà il “giudizio finale”, egli intende suscitare nei cristiani quel timore che induce ad una conversione permanente. Forse non ci piace sentir parlare di giudizio … Penso che non abbiamo nulla da temere se cerchiamo di camminare sulla via del Vangelo. E, poi, ci consola (almeno me!) che non saremo giudicati dagli uomini, ma da Dio che sa fare bene il suo “mestiere” armonizzando giustizia e misericordia. <<Santo Spirito, suscita in noi un santo timore filiale che sprigioni pensieri, sentimenti, azioni di conversione e d’ogni bene …>>. Buona giornata, P. Antonio

<< Io, Giovanni, vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui cento quarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada. Questi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca: sono senza macchia. >> (Apocalisse 14,1-3.4b-5 ).

Ancora oggi lasciamoci portare dalla Parola di Dio a contemplare le “realtà ultime” perché possiamo ben valutare e orientare ad esse le “realtà “penultime” che riguardano tutta la nostra esistenza terrena. Lasciamo risuonare in noi, e con la nostra vita, il “canto nuovo” dei redenti. Noi siamo “redenti” perché riscattati dal peccato per opera di Cristo Gesù. Anche noi siamo stati segnati col segno indelebile del Battesimo e portiamo nel cuore il nome dell’Agnello e del Padre suo: apparteniamo a Dio! <<Quando smarriamo il senso della nostra divina appartenenza e ci sentiamo figli di nessuno, Santo Spirito, ravviva in noi la coscienza della nostra identità di redenti da Cristo e figli dell’eterno Padre, destinati a seguire l’Agnello nella gloria immortale >>. Buona giornata! P. Antonio

<< Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».>> ( Gv 18,33b-37).

Gesù non smentisce di essere re, ma precisa subito il significato della sua regalità, mettendola in rapporto con la “verità”. La regalità di Gesù consiste nel realizzare la sua missione: dare testimonianza alla verità! Nella fede cristiana, la verità non è una dottrina, ma una persona: la persona di Gesù di Nazareth, Verbo incarnato, rivelazione suprema dell’Amore di Dio. Egli rivela Dio all’uomo e l’uomo a se stesso (origine, significato e fine della sua esistenza). Egli salva l’uomo e l’intera umanità attraverso la Croce. Pertanto, la sua missione regale è servire la verità fino al dono supremo di sé per amore. Gesù è re, perché servo per amore che domina su ogni egoismo … Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce, afferma Gesù dinanzi a Pilato. Se siamo in relazione con Gesù, ascoltiamo la sua voce ed impariamo da lui a “regnare” servendo per amore e non lasciandoci dominare dall’egoismo e dal desiderio o brama di potere e di primeggiare. <<Santo Spirito, insegnaci a vivere la nostra “regalità” in quanto battezzati, come Gesù, nell’adesione alla “verità” e nel servizio senza assecondare attese e pretese … >>. Buona Domenica! P. Antonio

<< Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».>> (cfr Lc 20,27-40).

Questa è la risposta che Gesù dà ai caducei (gruppo politico-religioso) che non credevano nella risurrezione dei morti. Gesù afferma la risurrezione dei morti non come una seconda vita, prosecuzione della prima, ma come una nuova condizione di vita, “uguali agli angeli”, figli di Dio, viventi “in” lui, e, per questo, godono dell’immortalità. Ancora oggi, in questo mese di novembre – in cui tradizionalmente c’è un particolare ricordo dei morti e il pensiero, il cuore, la preghiera vanno a tanti nostri cari … – la Chiesa offre alla meditazione, non solo dei credenti, la Parola vera che dà risposta all’interrogativo fondamentale – e a volte struggente – sul destino ultimo della nostra vita. La Parola di Gesù non lascia spazio ad interpretazioni o esitazioni: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui” (l’originale, più preciso, dice: “in” lui). Con la sua morte e risurrezione Gesù sigilla questa verità scritta nel cuore di ogni essere umano fin dall’eternità. Questo cuore spesso è travagliato dal dubbio, dal rifiuto o dalla certezza della risurrezione. È ovvio che l’adesione o meno alla Parola di Gesù non è indifferente per l’impostazione e per la condotta della vita su questa terra. Pertanto, se accolgo la testimonianza di Gesù, non posso vivere facendo quello che mi pare … <<Signore, Dio dei vivi, la luce della risurrezione, mi attiri gioiosamente a te … >>. Buona giornata! P. Antonio

<<Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».>> (Apocalisse 10, 8-11).

La Parola di Dio è un dolce alimento, ma è anche medicina che cura .. . “Divorare”: avvia un processo di interiorizzazione della divina Parola per essere vissuta ed annunciata. Ma chi è disposto veramente ad ascoltarla? Molto spesso si cerca il gusto, la dolcezza – appunto il miele ! – che la Parola produce, ma quando essa comincia a “scarnificarci” per purificarci, il processo vitale di assimilazione della Parola rischia di interrompersi fino a bloccarsi. Cosa fare? Non assecondare le resistenze, che vengono dall’avversario antico – il demonio! –, e perseverare divorando la Parola. Per la nostra riflessione è istruttivo anche un proverbio: «Una buona parola è come il miele: dolce per l’anima, medicina per il corpo». <<Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, più del miele per la mia bocca>>. Buona giornata, p. Antonio

<< Giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra». >> (cfr Apocalisse 5,1-10).

Soltanto Gesù, Agnello immolato, ha potuto e può “aprire i sigilli” e svelare l’enigma delle “origini”, della “fine” e del “fine” della creazione, della storia dell’umanità e di ogni esistenza. Solo Lui può sciogliere l’enigma del dolore e della morte … Attenti a vivere nel presente sostenuti dallo sguardo rivolto all’eterna “dimora”, e uniti al coro degli angeli e dei santi, cantiamo il canto nuovo: <<Lode e onore a te, Agnello immolato, Cristo Gesù! >>. Buona giornata! P. Antonio

<< E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono”.>> (cfr Apocalisse 4, 1-11).

Oggi, con l’apostolo Giovanni lasciamoci condurre nella “dimora” eterna a contemplare e lodare il nostro Dio. Forse pensiamo poco – perché dubitiamo !! _ a quella nostra destinazione ultima. Dalla rivelazione apprendiamo che l’eternità è contemplazione di Dio e lode incessante, cantico relazionale d’amore dell’<amata> verso l’amato Dio che colma di sé l’amata … La nostra preghiera cristiana, le nostre liturgie – soprattutto quella eucaristica non sono – o non dovrebbero essere – che anelito e anticipazione di quell’eterna liturgia del cielo. Con l’infinita schiera di coloro che già contemplano la SS. Trinità, innalziamo il nostro inno di lode: << Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! >>. Buona giornata! P. Antonio