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Oasi della misericordia

Archivi del mese: ottobre 2018

<<Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. >> (cfr Lc 13,22-30).

Questa “porta stretta” mi fa pensare al “segno” della “piccola porta” che si trova all’Oasi della Misericordia (vedi: www.divesmisericordia.it) dove io vivo in missione da due anni (e dl 1° di ottobre, insieme con un altro Missionario Oblato di Maria Immacolata). La piccola porta, ad immagine della porta stretta, è sempre aperta; essa è un invito costante a lasciarci amare, a lasciarci guardare, a lasciarci attraversare e sanare da Cristo Gesù. Ma ciò è possibile nella misura in cui passiamo dal mio/nostro mondo al Suo, dal mio/nostro sentire e pensare al Suo … La “porta” è segno di Cristo! “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo”. Per entrare, bisogna abbassarsi e, con umiltà, attraversare la porta. Questo gesto mostra la decisione personale di riprendere o cominciare il cammino di sequela e di santità, con maggiore consapevolezza e fermezza, confidando nell’infinita misericordia Dio. << Signore Gesù, fa’ che non mi spaventi della “porta stretta”, perché essa ci introduce nell’infinto oceano della tua misericordia>>. Buona giornata! P. Antonio

<<Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore… E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa … Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. >> (cfr Efesini 5, 21-33 ). Paolo non fa una lezione accademica di teologia del matrimonio. Egli indica agli sposi cristiani come vivere la “nuova vita in Cristo”, cioè la nuova condizione, in quanto battezzati, nella vita coniugale e familiare.

Ogni storia coniugale e familiare costituisce una “storia sacra”: piccola storia della salvezza inserita nella grande storia del divino disegno universale di salvezza. Nella Lettera agli Efesini la pedagogia e la spiritualità dell’amore coniugale ( e, di conseguenza, anche familiare) sono abbozzate mediante una serie di come. Questa congiunzione caratterizza e qualifica la relazione coniugale. Come amarsi? Come Cristo ama la Chiesa-Umanità! “Cristo ha dato se stesso per lei”. Amarsi con un amore senza misura! Mai dato per scontato, ma sempre ridichiarato e alimentato (con le parole e con i piccoli gesti quotidiani), verificato e purificato da un costante dialogo e dal mutuo perdono, anche mediante il sacramento della riconciliazione. La “sottomissione” è reciproca ed è caratterizzata dall’agàpe (amore gratuito sul modello di quello di Cristo verso la Chiesa-Umanità) e quindi dal dinamismo della kenosi (ossia, la capacità di “fare spazio”, il “vuoto” dentro di sé per accogliere l’altro/a). Questa sottomissione implica pertanto un amarsi (la moglie il marito e viceversa) in Cristo e per lui. Sottomissione al marito e amare la propria moglie come il proprio corpo, costituiscono le due facce della sottomissione reciproca. Anche se molto bello, sappiamo che non è facile vivere così, un amore senza misura, per questo preghiamo: <<Santo Spirito, inonda di luce ed infondi nuovo vigore agli sposi perché, nella sequela insieme di Cristo Gesù, sappiano vedere e vivere la bellezza della loro vocazione ed esserne testimoni>>. Buona giornata. P. Antonio

<< Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. >> (cfr ).

L’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani della comunità di Efeso (allora, grande città nel territorio dell’attuale Turchia) – quindi anche ai cristiani di ogni tempo, luogo e cultura – delinea il “volto” del discepolo di Cristo, quindi lo stile della “vita nuova in Cristo”. L’appartenenza cristiana si caratterizza per la sua “concretezza”, perché crediamo in un Dio che si è fatto “carne”, Parola incarnata. Dunque: Fatti non parole! Relazioni interpersonali caratterizzati da benevolenza, perdono, dunque amore di misericordia, non discorsi edulcorati o con la bocca impastata di burro, ma alle spalle, critiche distruttive degli altri (e, in fondo, prima o poi, si ripercuotono su se stessi) … <<Santo Spirito, fa’ che non ci stanchiamo di dirci queste verità fondamentali della nostra identità cristiana. Fa’ che non ci stanchiamo di “camminare nella carità”, anche se, a volte, zoppicando … >> Buona giornata! P. Antonio

<<E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. >> (Mc 10,46-52).

Questo episodio narrato da Marco, oltre il dato concreto della guarigione fisica del cieco, ci offre altri significativi contenuti, come molto spesso accade nelle narrazioni riportate dagli Evangelisti. Il brano del Vangelo di oggi delinea le tappe, in una continua evoluzione, dell’esperienza cristiana: dalla consapevolezza della “cecità” della mente e del cuore all’invocazione/preghiera, fiduciosa ed insistente, di guarigione, nell’incontro con Gesù, alla guarigione per fede, alla sequela. È questo il cammino di ogni discepolo di Gesù! Il cieco si rivolge a Gesù invocando il suo intervento con un titolo messianico: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”. Il cieco chiama Gesù “Rabbunì” che significa: “Maestro mio” ! Il “mio” non tradisce la volontà di “possesso”, ma il desiderio e la decisione di seguire Gesù, così come di fatto accade. Anche noi, ciascuno, come il cieco, pieni di fiducia e confidenza, rivolgiamoci a Gesù: <Rabbunì, Figlio di Davide, abbi pietà di me, fa’ che io veda di nuovo e così ti segua …>>. Buona Domenica! P. Antonio

<<Agendo secondo verità nella carità, di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità >> (Efesini 4,7-16).

In queste parole dell’apostolo Paolo c’è una fondamentale legge di vita non solo per il “corpo mistico” di Cristo, ma per il “corpo” dell’intera umanità di ogni tempo. Il “modello” originario e originale è la Trinità con le sue relazioni di unità nell’Amore e distinzione delle Persone, con le loro rispettive operazioni all’interno dell’unico disegno d’amore salvifico, concepito e realizzato dalla Trinità con la collaborazione responsabile delle creature umane. Agire “secondo verità nella carità”: è questa la condizione indispensabile per “crescere” come singole persone, coppie, famiglie, comunità, società, umanità. “Verità nella carità”: Quanto è preziosa questa indicazione pedagogica, spirituale, relazionale! Chi non ha sperimentato che nelle relazioni dentro e fuori della famiglia, dire la verità (spesso la “propria” verità !) senza il fluido benefico della carità, serve poco, anzi non raramente è controproducente. Ma una “carità” separata dalla “verità”, o comunque non rispettosa di essa, non sarebbe neanche autentica carità. <<Santo Spirito, donaci quella saggezza umana ed evangelica per vivere ed agire “secondo verità nella carità” per contribuire ad edificare il corpo di Cristo cominciando dai nostri ambienti di vita >>. Buona giornata! P. Antonio

<<Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. >>. (cfr Efesini 4,1-6).

Impariamo dall’apostolo Paolo: egli, proprio perché è in prigione per Cristo Gesù, sperimenta una grande libertà al punto tale da non pensare a se stesso, alle sue catene, ma alla salvezza dei fratelli in umanità e nella comune fede in Gesù. Quando siamo “in” Cristo siamo davvero liberi! Paolo era ben consapevole della sua “chiamata”! Egli sapeva di esistere perché prima pensato e personalmente amato da Dio, Padre del Signore Gesù Cristo e, in Lui, Padre di ogni umana creatura: Padre nostro! Il “comportamento” di chi è chiamato/a deriva non da un principio etico, da norme, ma dalla fedeltà all’amore di Colui che ci chiama. Ogni relazione di benevolenza e di amore, se è davvero tale, è regolata (o dovrebbe essere regolata!) dalle “esigenze” intrinseche dell’amore; esigenze, già iscritte nell’originaria chiamata alla vita e all’amore … Quale consapevolezza abbiamo della nostra personale chiamata e come vi rispondiamo? <<Signore Dio, quale stordimento della mente e quale fuoco nel cuore sapere che prima del grembo dei miei genitori ero già nel seno della Trinità! Gratitudine infinita, spero con tutta la mia vita, e per sempre oltre ogni limite …>>. Buona giornata! P. Antonio

<< Fratelli … Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.>> (cfr Efesini 3,14-21).

Paolo prega Dio Padre perché lo Spirito Santo agisca potentemente in ogni creatura per farla vivere secondo quell’ <immagine e somiglianza> che il Creatore ha impresso indelebilmente in lei. Occorre invocare spesso lo Spirito perché ci rafforzi interiormente e ci rende disponibili e aperti all’<amicizia> con Gesù, l’Uomo nuovo! Quando si instaura un rapporto di fiducia, benevolenza, amore tra persone, dentro di sé si fa “casa” all’altro e ci si sente a “casa” nell’altro. La relazione di fede/fiducia in Gesù opera questo “miracolo”: Cristo Gesù prende dimora nelle profondità del nostro essere (nel cuore!). È bello – ed istruttivo per noi umani! – notare lo “stile comunitario” dell’agire di Dio: Non competizione, ma Amore diversificato delle tre Divine Persone che si attivano per salvare ogni essere umano e farlo crescere <ad immagine della Trinità>: nel dono di sé e nella comunione vissuti negli ambienti in cui si vive e si opera. <<Signore Gesù, con te in me, non solitudine, ma divina compagnia, e vivo nella pace …>>. P. Antonio

<<Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo … A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui. >> (cfr Efesini 3,2-12).

La Chiesa nasce, cresce, sviluppa la sua intrinseca fecondità, in virtù di testimoni che porta e nutre nel suo seno, e da essi è nutrita … Paolo è un testimone d’eccezione del “mistero” di Cristo e della sua sposa, la Chiesa. Pertanto, leggiamo, accogliamo, meditiamo, assimiliamo quanto Paolo scrive nelle sue Lettere nate non a tavolino o su qualche cattedra universitaria, ma nella sua speciale relazione con Cristo Gesù, seguendo il soffio dello Spirito. <<Vieni, Santo Spirito, attiraci nel mistero di Cristo mediante la nostra passione per la sua Parola seminata in tutte le Lettere dell’apostolo Paolo>>. Buona giornata! P. Antonio

<<Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito. >> (cfr Efesini 2,12-22).

Per mezzo della sua carne crocifissa e per l’azione del suo Spirito, Cristo Gesù ci “riconcilia” e “crea in sé” l’<uomo nuovo>, creature <nuove>, quindi concittadini dei santi e familiari di Dio, suo tempio e sua abitazione. Ogni persona, ogni coppia di sposi, ogni famiglia, ogni comunità, l’intera Chiesa, è , e diventa, a suo modo “casa” in cui Dio abita. Ciascuna di queste realtà cresce in modo ordinato ed armonioso se rimane “in” Lui . <<Signore Gesù, la tua Parola ci illumina e ci fa capire che quando c’è disordine, mancanza di armonia, conflittualità, modi di pensare e di agire da “uomini vecchi”, siamo centrati su noi stessi e non “in” te. Sciogli i nodi del nostro io e legaci sempre più a te, affinché ogni nostra iniziativa e attività abbia in te la sua motivazione, il suo inizio, ed in te il suo pieno compimento; e, il tuo Spirito ci edifica tua “casa” …>>. Buona giornata! P. Antonio

<< Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede >> (cfr Lc 12,13-21).

Per quanto poco si rifletta, tutti sappiamo quanto siano vere le parole di Gesù. Eppure, quante lotte, inimicizie e quotidiani conflitti per le “eredità” e per il desiderio sfrenato di possedere! Perché l’essere umano, pur essendo così intelligente, si lascia soffocare dalla brama dell’avere, dell’accumulare senza considerare (e, quindi, cambiare rotta!) che il valore e il senso della sua vita non dipendono da quanto possiede? Se non si è vigilanti, quasi senza accorgersi, si diventa “idolatri”: si vive non per il Signore che dà senso pieno a ciò che siamo e facciamo, ma per avere di più, per accumulare, seguendo quasi un “richiamo” a colmare un “vuoto” … <<Santo Spirito, infondi ed alimenta in noi il desiderio di operare per accumulare quel tesoro che ci consenta di traghettare da questo mondo al mondo dell’Eterno e dimorarvi, pregustandolo fin da quaggiù … >>. Buona giornata! P. Antonio